Il ministero dell’informazione dell’Eritrea ha confermato l’incremento da sei a diciotto casi di pazienti affetti da Covid-19 nel paese, segnalando come anche gli ultimi nuovi casi (5 donne e un uomo) siano riferiti ad individui entrati in Eritrea prima del blocco delle frontiere decretato lo scorso mercoledì 25 marzo, e in ogni caso posti in quarantena al loro arrivo in aeroporto.

Come misura precauzionale, tuttavia, il governo ha decretato la sospensione di ogni attività non essenziale (lockdown) per 21 giorni a partire dal 26 marzo, con modalità e procedure di fatto eguali a quelle adottate nel resto del mondo.

È quindi concessa una limitata mobilità per l’acquisto dei beni alimentari e dei farmaci e per le emergenze mediche, mentre sono sospese le attività industriali e commerciali così come quelle educative, culturali e sportive. Sono stati inoltre sospesi tutti i voli commerciali e disposti controlli lungo le frontiere terrestri e marittime, sebbene resti alta la preoccupazione di un contagio di fatto già in atto.

È sorta una polemica tra Etiopia ed Eritrea in merito all’invio di aiuti per il Covid-19 da parte del miliardario cinese Jack Ma, proprietario del gruppo Alibaba, che ha inviato ai paesi della regione tramite l’Etiopia alcune tonnellate di prodotti medicali e generi di prima necessità. Secondo le autorità di Asmara le merci destinate all’Eritrea non sarebbero state consegnate al paese, mentre il premier etiopico Abiy Ahmed ne ha ufficialmente confermato l’invio.

Il Papa ha infine nominato il nuovo nunzio apostolico per il Sudan e l’Eritrea, Monsignor Luìs Miguel Muñoz Càrdaba, spagnolo di 55 anni, dal 2001 nella diplomazia pontificia.

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