Anche in Somalia l’emergenza sanitaria connessa alla diffusione del virus Covid-19 ha portato all’adozione di misure straordinarie che, sebbene gestite con difficoltà, intendono mantenere al minimo il numero dei contagiati. Il 9 aprile il governo ha ufficialmente annunciato il primo decesso connesso alla diffusione del virus, nell’ospedale di Mogadiscio, unitamente alla dimissione del primo paziente guarito, sebbene alquanto frammentaria appaia la capacità di monitoraggio e misurazione del contagio soprattutto all’infuori della capitale Mogadiscio.

Il 7 aprile, con una nota diramata dal Pentagono, è stato comunicato che durante un raid aereo condotto con droni il 2 aprile precedente dalle forzi di Africom e dall’esercito federale somalo è stato ucciso nei pressi di Bush Madina il miliziano Yusuf Jiis, esponente di spicco di al Shabaab.

Jiis, considerato un membro fondatore della milizia islamista, è stato ucciso insieme ad altri due guerriglieri mentre si nascondevano in un rifugio ai margini della cittadina di Bush Madina, colpito da razzi lanciati da un drone.

Secondo lo stesso comunicato, il giorno successivo (3 aprile) in un nuovo raid aereo nella stesa zona sarebbero stati uccisi altri cinque jihadisti, e altri cinque sarebbero stati infine eliminati il successivo 5 aprile, portando a termine una complessa operazione condotta congiuntamente con le forze armate dell’esercito federale somalo.

Le operazioni si inseriscono in un generale rafforzamento dell’offensiva che gli Stati Uniti hanno lanciato contro i jihadisti somali, operando dalla base di Camp Lemonnier a Gibuti e da quella di Manda Bay in Kenya.

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