Il parlamento federale etiopico ha approvato il 10 aprile la decisione del governo di dichiarare lo stato d’emergenza nel Paese per cinque mesi, in risposta all’emergenza coronavirus.

Il nuovo assetto istituzionale predisposto dall’esecutivo differisce in maniera netta dal recente passato, quando lo stato d’emergenza è stato utilizzato per sedare le proteste di piazza: i poteri non saranno delegati alle forze armate ma al Consiglio dei Ministri e a una serie di sotto-comitati ministeriali. Le principali sfide che attendono il governo sono di tipo economico, data l’alta incidenza del lavoro informale nel reddito medio della popolazione.

Incerto anche il destino dei campioni economici nazionali. La Ethiopian Airlines ha comunicato una prima stima delle perdite causate dall’epidemia, calcolata prudenzialmente in 550 milioni di US $: secondo il suo amministratore delegato, la sopravvivenza dell’azienda sarà legata alla capacità di spostare il core business su attività alternative come il trasporto merci e il settore alberghiero. L’esecutivo sta valutando misure di sostegno per l’industria del turismo e quella floreale, divenuta negli ultimi anni una delle principali fonti di valuta pregiata.

A seguito delle intese piogge, un’invasione di locuste ha distrutto oltre 200.000 ettari di coltivazioni agricole nell’Etiopia centro-orientale, costringendo il governo di Addis Abeba ad organizzare aiuti alimentari per circa un milione di persone.

Il timore delle autorità è oggi quello di una successiva ondata, alimentata dal perdurare di condizioni atmosferiche congeniali allo sviluppo e al movimento di altri sciame.

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