Il governo etiopico ha compiuto ulteriori passi avanti nel processo di privatizzazione dei suoi asset strategici. L’autorità etiopica per le comunicazioni ha aperto il 28 aprile quello che dovrebbe essere l’ultimo giro di consultazioni intra-ministeriali per l’elaborazione della normativa sulla liberalizzazione di Ethio Telecom, l’operatore telefonico statale operante in regime di monopolio. Le discussioni dovrebbero avere termine entro la prima metà di maggio, così da consentire la valutazione delle eventuali offerte entro la fine del 2020. Il settore della telefonia è uno dei pezzi pregiati della campagna di liberalizzazioni promessa dal primo ministro Abiy Ahmed per rilanciare l’economia del Paese sin dalla sua ascesa al potere nel 2018. L’Etiopia è il secondo Paese più popoloso del continente africano e la platea di fruitori dei servizi di telefonia è aumentata esponenzialmente negli ultimi anni, soprattutto a seguito della decisione delle autorità di abbattere I costi di utilizzo della rete mobile. Il processo di privatizzazione dovrebbe preludere all’assegnazione di due nuove licenze e di quote di minoranza del monopolista statale Ethio Telecom. Diverse sono le compagnie che hanno manifestato il proprio interesse: a Vodafone e Orange si sono aggiunte aziende come l’emiratina Etisalat, la sudafricana MTN e la keniana Safaricom. La competizione è parzialmente filtrata dagli alti costi d’ingresso. Secondo gli analisti, il prezzo di acquisizione della licenza e di espansione della rete telefonica potrebbe toccare la cifra di 1 miliardo di dollari. L’onere dell’investimento è compensato dalle grandi potenzialità del mercato etiopico, dove ancora nel 2020 il tasso di penetrazione della telefonia mobile rimane sotto il 44%.

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