La Task Force governativa eritrea per la gestione dell’emergenza Covid-19 ha disposto, di concerto con il ministero della sanità, l’estensione del lockdown su scala nazionale.

Ne ha dato notizia alla stampa il portavoce del ministero dell’informazione, Yemane Ghebremeskel, chiedendo agli eritrei un ulteriore sacrificio e definendo il blocco delle attività e della mobilità sociale l’unica garanzia contro la diffusione del virus.

Secondo le fonti governative, le misure di prevenzione adottate lo scorso 2 aprile hanno dato buoni risultati sul piano del contenimento, dovendosi tuttavia prevedere un ritorno alla normalità graduale, che impedisca l’emergere di nuovi e più ingenti focolai, nel timore di saturare le strutture sanitarie del paese.

Il ministro ha confermato nel comunicato di proroga del lockdown che le attività essenziali del paese continueranno a restare attive, pur adottando misure di contenimento che ne potrebbero diminuire la capacità.

Allo stato attuale, con 39 positivi e nessun decesso connesso alla patologia virale, l’Eritrea si colloca tra i paesi più virtuosi nella strategia di contenimento del Covid-19, sebbene tale risultato sia stato ottenuto attraverso disposizioni che rischiano di determinare un forte impatto di crisi nel settore dell’economia.

La carenza di capacità ospedaliera nei reparti di terapia intensiva, pressochè assenti al di fuori delle principali città, impediscono al governo di valutare strategie di ripresa della normalità che non transitino attraverso una rigida politica di graduale allentamento, nell’ottica di impedire l’insorgere di focolai e nella speranza di guadagnare tempo tanto sul fronte della sperimentazione internazionale dei vaccini quanto della possibilità di decadimento naturale del virus.

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