Il 3 e il 4 maggio il presidente eritreo Isaias Afwerki si è recato in Etiopia in visita di Stato, al fine di condurre colloqui bilaterali e rafforzare il processo di pace recentemente avviato.

La delegazione eritrea, composta dal presidente, dal ministro degli esteri Osman Saleh e dal consigliere speciale del presidente Yemane Ghebreab, è stata accolta all’aeroporto Bole di Addis Abeba dal primo ministro Abiy Ahmed, e successivamente invitata ad un pranzo ufficiale offerto dalla presidente dell’Etiopia, Shalework Zewde, unica donna capo di Stato del continente africano.

L’importanza dell’occasione è stata caratterizzata soprattutto dalla presenza al pranzo dell’ex primo ministro etiopico Heilemariam Desalegn (di etnia Wolayta, sotto il cui mandato i rapporti con l’Eritrea furono particolarmente tesi) e Shimele Abdissa, presidente della regione dell’Oromia (dove si verificarono i disordini che nel 2018 portarono alle dimissioni di Heilemariam Desalegn).

La visita di stato, annunciata con uno scarso preavviso, ha destato curiosità perchè inaspettata in tempi di pandemia globale, alimentando speculazioni tra gli analisti. Gli argomenti all’ordine del giorno nel corso degli incontri tra i due esponenti politici hanno certamente avuto interesse per il contenimento del Covid-19 nella regione e per gli sciami di cavallette che hanno causato gravissimi danni alle coltivazioni, sebbene nessuno di questi argomenti fosse caratterizzato da urgenza e soprattutto dalla necessità di un incontro diretto, infrangendo peraltro le pratiche di distanziamento previste per il contenimento del Covid-19. Alcuni attivisti della diaspora eritrea hanno ipotizzato che Isaias Afwerki avesse voluto smentire con il viaggio le voci inerenti un peggioramento del suo stato di salute e la prolungata assenza da cerimonie pubbliche, sebbene anche questa spiegazione appaia poco credibile, lasciando ritenere che le reali ragioni siano connesse a questioni di ordine urgente sul piano regionale.

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