Il precipitoso ripiegamento delle forze al comando del generale Khalifa Haftar in Libia, dopo la caduta degli avamposti ad ovest di Tripoli, l’accerchiamento di Tarhuna e l’arretramento del fronte orientale, avrebbe indotto gli Emirati Arabi Uniti – che sostengono militarmente ed economicamente le forze militari del LNA – ad incrementare l’arruolamento di mercenari nella regione, al fine di incrementare le forze del cosiddetto Esercito Nazionale Libico e permettere il rimpiazzo dei molti caduti, feriti e disertori.

Secondo fonti libiche e sudanesi, gli Emirati avrebbero chiesto al comandante delle Forze di Supporto Rapido del Sudan (RSF), generale Mohamed Hamdan Dagal, la possibilità di impiegare con urgenza 1.200 degli effettivi in forza al suo reparto per rinforzare lo schieramento militare del LNA.

Centinaia di soldati sudanesi sono già stato segnalati in Libia nelle aree della Tripolitania e del Fezzan, e le autorità del GNA ritengono quindi plausibile che un nuovo contingente possa raggiungere il paese, alla luce della grave crisi che interessa le forze militari del LNA.

Secondo fonti sudanesi, dove il biasimo nei confronti di questi accordi da parte delle forze armate è palese, i militari si recherebbero in Libia transitando per l’Eritrea, dove gli Emirati Arabi Uniti provvederebbero a garantire il trasporto in Libia soprattutto grazie alla capacità espressa dalla base aerea e logistica di Assab.

Non sarebbe stata esclusa dalle operazioni in questo ponte aereo nemmeno Asmara, dal cui aeroporto si sarebbero imbarcate alcune centinaia di soldati precedentemente dislocati nella base militare di Sawa, da cui hanno successivamente raggiunto l’aeroporto della capitale eritrea.

La Nazioni Unite lamentano il proliferare di voli condotti da vettori registrati nell’ex URSS o in Africa, sebbene chiaramente riconducibili agli Emirati Arabi Uniti e alla loro logistica militare connessa al supporto dei conflitti in Yemen e in Libia.

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