La decisione dell’esecutivo etiopico di procrastinare la tornata elettorale a causa del diffondersi dell’epidemia COVID-19 rischia di aprire un ulteriore fronte di tensione tra i nuovi governanti ad Addis Abeba e l’ex partito di maggioranza relativa del TPLF, relegato all’opposizione a seguito del rifiuto di prender parte al Prosperity Party del primo ministro Abiy Ahmed.

Il presidente dello stato regionale del Tigray e segretario del TPLF, Debretsion Gebremichael, ha confermato in conferenza stampa l’intenzione di procedere all’organizzazione delle elezioni per il rinnovo delle cariche regionali nel Tigray, sfidando apertamente le direttive di Addis Abeba. Secondo il TPLF, il rinvio rischierebbe di creare un limbo istituzionale e tradire la volontà dei cittadini, da cui la volontà di procedere con consultazioni indipendenti.

Il balzo in avanti ha provocato dure reazioni negli ambienti di governo nella capitale. Il National Electoral Board ha smentito di aver ricevuto richieste in tal senso, rimarcando la sua competenza esclusiva in tema elettorale. Il ministro per la Costruzione del Sistema Democratico – l’ex esponente del TPLF Zadig Abraha, uscito dalle fila del partito all’inizio del 2019 e cooptato da Abiy Ahmed nel nuovo esecutivo in rappresentanza del gruppo etnico tigrino – ha rivolto dure parole nei confronti del suo ex partito, accusandolo di non voler accettare l’esclusione dalle stanze del potere federale. In effetti, la decisione di Debretsion Gebremichael rischia di aprire una frattura istituzionale insanabile con Addis Abeba.

L’eventuale tornata elettorale avrebbe luogo in parallelo con il protrarsi dello stato d’emergenza istituito dalle autorità regionali per contenere il diffondersi dell’epidemia: un’eventualità che potrebbe fornire al TPLF gli strumenti per veicolare i risultati elettorali in maniera confacente ai fautori della continuità, prevenendo il radicamento del Prosperity Party tra le file dell’elettorato regionale.

La posizione di Mekelle è in contrasto con quella di altri partiti d’opposizione, come l’Oromo Liberation Front (OLF) e l’Ogaden National Liberation Front. Questi ultimi, infatti, hanno proposto l’estensione dell’autorità dell’attuale esecutivo per ulteriori dodici mesi, così da consentire la gestione dell’emergenza e l’organizzazione delle elezioni nel 2021. Al netto dei tatticismi, la forbice tra le posizioni dell’OLF e del TPLF conferma la distanza politica che separa i due movimenti ex nemici, ora accomunati dal reciproco posizionamento tra le fila dell’opposizione. Le rispettive dichiarazioni suggeriscono il definitivo venir meno dell’ipotesi di creare un fronte federalista in alternativa all’agenda nazionalista del Prosperity Party. Se confermata, inoltre, la decisione di procedere ad elezioni autonome all’interno dei confini del Tigray sancirebbe la vittoria delle correnti filo-secessioniste nel TPLF, aprendo scenari imprevedibili lungo il confine con l’Eritrea.

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