Non si placano le polemiche dopo la decisione del primo ministro Abiy Ahmed di posticipare le elezioni a causa della pandemia da Covid-19. Il dibattito delineatosi nelle ultime settimane ha messo in luce l’esistenza di tre posizioni distinte sull’opportunità di prorogare il voto nonostante l’imminente scadenza del mandato del governo federale.

La coalizione Ethiopian Citizens for Social Justice (EZEMA) ha di fatto scelto di sostenere la scelta dell’esecutivo, individuando nell’articolo 58 della Costituzione l’appiglio legale per prorogare la validità dell’attuale parlamento per ulteriori 12 mesi. Tali dichiarazioni suggeriscono la volontà di non indebolire il primo ministro e il suo Prosperity Party, I quali si presentano come alleati naturali dell’agenza pan-etiopica di EZEMA.

Più critica la posizione delle formazioni etnico-nazionaliste riunite nella Coalition for Democratic Federalism, a cui aderiscono i principali partiti Oromo come l’Oromo Liberation Front e l’Oromo Federalist Congress. La coalizione chiede la formazione di un governo di unità nazionale che traghetti il Paese fino a nuove elezioni, così da garantire una cornice di legittimità istituzionale. Il distinguo del CDF rischia di acuire la situazione di instabilità nello stato regionale di Oromia, suo naturale bacino di sostegno elettorale. Qui, nelle ultime settimane, si è registrato un incremento dei casi di assassini di ufficiali governativi da parte di movimenti armati precedentemente legati all’ala militare dell’OLF.

Non è migliore la situazione nel nord del Paese, dove il Tigray People’s Liberation Front ha rilasciato un comunicato ufficiale in cui ribadisce l’indisponibilità a riconoscere la legittimità delle autorità federali dopo la naturale scadenza di settembre e la determinazione a organizzare autonomamente la tornata elettorale nel Tigray.

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