Le Nazioni Unite sono nuovamente intervenute nella contesa tra Etiopia ed Egitto sulla Grande Diga del Rinascimento Etiopico, invitando le parti a riallacciare un dialogo costruttivo e trovare un compromesso diplomatico.

Le discussioni avevano avuto una nuova ripartenza il 9 giugno, quando il governo sudanese si era fatto promotore di un nuovo round di negoziati tripartiti. La contesa tra Il Cairo e Addis Abeba verte sulle tempistiche del processo di riempimento del bacino idrico: il governo etiopico vorrebbe finalizzare l’operazione entro sette anni, mentre il governo egiziano insiste per una spalmatura pluridecennale onde evitare un eccessivo abbassamento dei volumi d’acqua del Nilo. In un comunicato rilasciato il 17 giugno, il Ministero per l’Irrigazione sudanese ha tuttavia annunciato il mancato raggiungimento di un accordo. Due giorni dopo, il presidente egiziano Al-Sisi ha richiesto ufficialmente l’intervento del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, nel tentativo di forzare la mano all’Etiopia e impedire a quest’ultima di iniziare le operazioni di riempimento a luglio senza il consenso delle controparti. La capacità del primo ministro etiopico Abiy Ahmed di mantenere il punto sulla disputa con l’Egitto è ostacolata dalla rimodulazione degli schemi di alleanza con il vicino sudanese, che non a caso aveva rigettato una precedente proposta di procedere unilateralmente alle operazioni di messa in opera della diga. Gli scontri registratisi al confine tra Etiopia e Sudan nel corso delle ultime settimane hanno riaperto una contesa di antica data tra i due Paesi, solo temporaneamente messa da parte durante il regime dell’EPRDF. La disputa di frontiera rischia di allontanare Khartoum da Addis Abeba e ridisegnare gli equilibri negoziali lungo il bacino del Nilo.

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