Il Tigray People’s Liberation Front (TPLF) continua a tenere il punto sul proposito di organizzare delle elezioni autonome entro il 10 settembre nello stato regionale del Tigray. La disputa istituzionale tra Mekelle e Addis Abeba era scoppiata a seguito della decisione delle autorità federali di rinviare la data delle elezioni per il rinnovo del parlamento e, conseguentemente, estendere il mandato dell’esecutivo di Abiy Ahmed oltre il limite canonico dei cinque anni, causa il diffondersi della pandemia e l’impossibilità di ottemperare agli adempimenti organizzativi per il ritorno alle urne. L’amministrazione del Tigray aveva immediatamente rigettato la decisione come incostituzionale, unendosi al coro di protesta degli altri partiti d’opposizione. Il TPLF aveva però alzato la posta in gioco, annunciando la volontà di chiamare a raccolta i soli elettori tigrini entro le scadenze preventivate. Il primo ministro Abiy Ahmed aveva ammonito gli avversari, paventando un possibile intervento del governo federale. Il TPFL non sembra tuttavia intenzionato a cedere. Ne è prova che il partito abbia sottoposto richiesta formale al National Electoral Board (NEB) per ricevere autorizzazione all’organizzazione delle elezioni nel solo Tigray.

Il rifiuto del NEB, ampiamente preventivato, potrebbe ora aprire la strada alla creazione di un organismo similare a livello regionale. Il TPLF potrebbe inoltre cavalcare la contesa con l’esecutivo federale per sostenere il progetto di secessione del Tigray dalla Repubblica Federale d’Etiopia, sul quale aumentano i consensi all’interno del partito. Il membro del politburo TPLF ed ex ministro Getachew Reda ha rimarcato come la decisione di andare alle urne in autonomia rientri nel diritto all’autodeterminazione del Tigray, pur non specificando il perimetro esatto del concetto in questione.

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