Si lamentano decine di morti per mano del terrorismo, in attentati avvenuti nel sud e nel centro del Paese (21-23 giugno).

Un primo attacco è avvenuto (21 giugno) a Uanle Uen, nel Basso Scebelli; due bombe poste innanzi l’abitazione di un ufficiale vi hanno ucciso 12 persone, tra cui molti civili accorsi sul luogo della prima detonazione e falciati dalla seconda. Un altro attentato è avvenuto nelle stesse ore a Bacadweyn, nel Galmudug; tre kamikaze a bordo di un’auto si sono fatti esplodere a un posto di blocco; tre militari sono morti e altri due sono rimasti feriti. Un terzo evento è avvenuto a Mogadiscio, dove (23 giugno) un kamikaze ha tentato di infiltrarsi tra le reclute dell’Accademia Turksom, base delle operazioni nel Paese e luogo di formazione delle Forze Armate somale; l’attentatore si sarebbe lasciato esplodere prima di raggiungere la fila, ma la deflagrazione ha ucciso un civile e un’aspirante recluta.

Solo quest’ultimo evento – l’ottavo contro interessi turchi dal 2019 – è stato rivendicato dagli al-Shabaab, mentre i primi due potrebbero essere stati una rappresaglia dopo che tre comandanti terroristi si erano arresi all’Esercito nel Mudug. Le reti del terrorismo si alimentano ancora oggi della produzione e dell’esportazione illegale del carbone nell’interno e impongono tasse a imprese e civili nelle aree sotto il loro controllo, imponendo un pizzo anche sulle rimesse dall’estero. Se nel Galmudug i miliziani vengono incoraggiati ad abbandonare le armi e unirsi alle Forze regolari o di polizia gli obiettivi del terrorismo restano ambigui, volendo quella leadership ora rovesciare le Autorità federali, ora porsi sostanzialmente al suo fianco quando gli interessi si allineano.

In questa fase, la rete ancora capillare di miliziani appare invece fortemente attivata contro la Turchia, il cui impegno di formazione militare è una minaccia per la presenza terrorista.

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