A lanciare l’allarme per il rischio di chiusura della scuola italiana all’Asmara è stato padre Vitale Vitali, da 45 anni in servizio con i pavoniani in Eritrea.

La scuola italiana all’Asmara, che ospita tutti i cicli scolastici dalle elementari alle superiori, ha formato nel corso del tempo intere generazioni di eritrei, apportando un contributo unico alla formazione del pensiero politico, storico e sociale del paese.

La comunicazione di una possibile revoca della licenza, inviata dal governo eritreo, ha destato stupore e amarezza, tanto in Eritrea quanto in Italia, con l’invito da più parti ad intervenire con immediatezza per scongiurare la possibilità di una chiusura.

L’episodio sembra essere scaturito dalla decisione del governo eritreo di ritirarsi da un accordo tecnico bilaterale definito con l’Italia nel 2012, che prevede la costituzione di un organismo di gestione congiunta, composto da personale eritreo e italiano, apparentemente non ottemperato dal governo italiano.

Il 26 giugno il Vice Ministro degli Esteri Marina Sereni ha incontrato alla Farnesina l’ambasciatore eritreo Fessehazion Pietros Menghistu, consegnando copia della lettera inviata al Ministero degli Esteri eritreo, chiedendo delucidazioni in merito alla decisione eritrea di ritirarsi dall’accordo tecnico bilaterale, al fine di individuare una soluzione che permetta di scongiurare la revoca della licenza alla scuola italiana di Asmara.

Da parte eritrea, sembrerebbe che la questione sia scaturita dal generale fastidio per la reiterata inapplicazione da parte italiana del dispositivo dell’accordo, e dal contestuale invio di personale scolastico in totale autonomia durante la prime fasi del locale lockdown per l’emergenza Covid. Combinazione di fattori che avrebbe portato alla decisione di forzare un passo da parte italiana.

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