Nove marittimi sono stati rapiti da pirati a bordo di un’installazione petrolifera il 2 luglio, ma la notizia riguarda la Nigeria e non la Somalia e conferma che nel 2020 il focus internazionale della pirateria resti nel Golfo di Guinea. La minaccia a Est non è scomparsa, ma le acque antistanti il Corno d’Africa tendono ad essere risparmiate dagli episodi più rilevanti, anche per la presenza di misure di tutela sempre elevate.

Non si risolve nel frattempo la crisi politica in Somalia, in mancanza di un accordo sulle scadenze e la legge elettorali. Al termine degli incontri con i leader regionali sia il premier Ali Khaire (secondo il quale fare le elezioni è “più importante di ogni altra cosa”), sia poi il Presidente Farmajo dichiarano di voler evitare un rinvio del voto così come ventilato dalla Commissione Elettorale. Oltre l’opposizione, anche appunto alcuni leader regionali sono contrari con forza a qualsiasi ipotesi di rinvio e utilizzano anzi il tema per riguadagnare una visibilità e alterità rispetto alle istituzioni federali. Queste tenteranno quindi di spegnere la polemica frutto anche di una divergenza tra i due maggiorenti a Mogadiscio.

Per tacere dei nuovi attentati terroristici nella capitale e a Baidoa (8 luglio) e dell’uccisione di un deputato nello Hirshabelle – eventi che possono apparire di scala minore, ma ora più frequenti – il cammino è sempre difficile anche sul piano internazionale. Se l’Italia conferma la sua assistenza sanitaria a fronte della pandemia e il 5 luglio ha avviato una nuova operazione umanitaria nel quadro europeo, altre offerte persino più impegnative provenienti dagli EAU come allestire un ospedale (riaprendo a Mogadiscio lo Sheikh Zayed, chiuso due anni orsono) sono state rifiutate. La Cina ha poi chiesto di porre termine alle discussioni in corso con il Somaliland, dopo il “riconoscimento” di Taiwan.

Le difficoltà nel gestire dossier confliggenti sono sintomo di un certo disorientamento interno, che tende ad aumentare.

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