Nuova puntata della saga sulle elezioni a suffragio universale previste al termine della stagione piovosa del 2020: i leader di Galgudug, Puntland, Oltregiuba, Hirshabelle e Stato del Sud Ovest, infine riuniti a Dusa Mareb (9-10 luglio), hanno convenuto non ve ne siano le condizioni per quest’anno. Ritenendo però ugualmente inaccettabile che il Governo federale proroghi il proprio mandato oltre novembre, i cinque Presidenti chiedono a Farmajo e ad Ali Kheire di negoziare un compromesso.

Si resta alla ricerca di un modello alternativo e la cosa è ritenuta urgente, ma non si delinea cosa possa essere accettabile; necessaria una nuova riunione, in data non stabilita. Ali Kheire ha raggiunto Dusa Mareb (14 luglio) per una mediazione.

Si conferma in parallelo la progressione degli al-Shabaab, in questa fase di incertezza e stallo nella riconquista dei territori persi all’insorgenza. Il 13 luglio, un attentato suicida era stato compiuto con una autobomba a Mogadiscio in danno del convoglio su cui viaggiava il Comandante dell’Esercito somalo, gen. Rage – rimasto illeso, mentre almeno un passante è morto; ferite circa dieci persone. Il gruppo ha subito rivendicato l’azione, la prima in diversi anni rivolta contro un ufficiale di alto rango. Rage è noto per la determinata lotta all’estremismo ed è stato nominato nell’attuale posizione ad agosto 2019, trentaduenne. Miliziani hanno attaccato l’indomani una base AMISOM nell’Hiran, occupata da truppe etiopi; gli attaccanti sono stati respinti dopo diverse ore e hanno mostrato una buona dotazione di armi e determinazione.

Sul piano internazionale si osserva una maggiore attenzione degli Stati Uniti ai dossier somali, al terrorismo e alle possibili connessioni tra gli Al Shabaab e l’Iran. Si fanno strada ipotesi di ricorso ufficiale al porto di Chisimaio per operazioni tattiche nell’interno: uno show of force, per i rivali con mire sull’areale del Corno.

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