Quanto a lungo possono essere in disaccordo due persone, prima di separare le proprie strade? È possibile risanare quegli alterchi? Negli ultimi mesi il Presidente Farmajo e il Premier Khaire avevano manifestato opposte determinazioni sul voto nel 2020. Si andava verso il mantenimento della scadenza e la rinuncia al suffragio universale, una doppia vittoria per il Primo MInistro.

Il 25 luglio il Parlamento lo ha invece sfiduciato, con un voto a sorpresa non calendarizzato, ma schiacciante nei numeri: 170 i favorevoli, appena 8 i contrari; preso atto della decisione, Khaire si è dimesso. Farmajo ne ha elencato gli inadempimenti, unendo alla mancata creazione di Forze di sicurezza nazionali la responsabilità dei ritardi nel voto. Khaire, un Hawiye in carica da marzo 2017 (più lungo periodo nella storia recente del Paese), ha definito la sua rimozione “illegale”, ma non ha rilasciato altre dichiarazioni. Non vi è ad ora un sostituto e il Vicepremier Gulaid assicura l’interim; un nuovo nome deve pervenire entro 30 giorni. La cosa crea qualche tensione con la comunità Internazionale specie sul versante occidentale (USA/UE) che trovava nel Premier, in possesso di doppia cittadinanza somala e norvegese, un interlocutore fidato.

Il percorso politico resta accidentato, con una contrapposizione crescente tra Istituzioni federali e regionali e Khaire sempre più incline a sostenere le richieste periferiche e delle opposizioni. Farmajo ha potuto far leva sul Parlamento, il cui Presidente Sheikh Abdurahman gli è vicino. La vicenda non appare chiusa e la candidatura di Khaire alla carica di Presidente, che era in fieri, potrebbe ora essere accelerata, mentre potrebbero risentirne i colloqui di Dusa Mareb, quindi un rinvio è ora più probabile. La rapida uscita di scena del Premier è un punto a favore di Farmajo, ma non decisivo. Farmajo è peraltro adesso più esposto, in una partita che resta aperta.

In diminuzione l’attività terroristica, con azioni minori nel centro-sud. Di rilievo un secondo mea culpa statunitense, per una vittima e tre feriti civili nel corso di un raid anti-Al Shabaab compiuto a Jilib (sud) a febbraio. Continua la maggiore apertura di quei Comandi, per recuperare fiducia con gli interlocutori locali.

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