Funzionari dello Yemen e di Gibuti si sono riuniti per discutere gli sforzi coordinati per proteggere la sicurezza del Mar Rosso e dello stretto di Bab al-Mandab, compreso il futuro della petroliera Safer, attualmente detenuta dalla milizia Houthi.

Il primo ministro yemenita Ma’een Abdulmalik e l’ambasciatore di Gibuti in Arabia Saudita Dhiya’addin Bamakhrama, sono intervenuti il 25 agosto esprimendo preoccupazione per l’incombente minaccia ambientale posta dalla petroliera Safer in forte stato di degrado, accusando gli Houthi della più totale mancanza di collaborazione, dopo aver respinto ripetutamente le richieste delle Nazioni Unite di ottenere l’accesso alla nave e di sbarcare il carico di petrolio.

Abdulmalik ha sostenuto che il suo governo ha accolto con favore tutte le soluzioni proposte per evitare l’incombente disastro ambientale, sottolineando la sua volontà di coordinare gli sforzi con Gibuti per mantenere la sicurezza del Mar Rosso e Bab al-Mandab, dando impulso alle relazioni tra i due Paesi e consentendo il continuo flusso del commercio internazionale attraverso l’area.

La petroliera, ormai da tempo senza alcuna manutenzione, rischia secondo gli esperti di affondare o di subire lesioni allo scafo capaci di provocare un disastro ambientale, richiedendo un intervento immediato reso tuttavia difficile dal perdurare del conflitto tra i ribelli Houthi del nord (che ne hanno il controllo) e il governo di Aden.

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