Il premier etiopico Abiy Ahmed ha condotto una rapida vista in Sudan nella giornata del 25 agosto, incontrando il premier ad interim Abdalla Hamdok e il presidente del Consiglio Sovrano del Sudan, Abdul Fatah Alburhan.

La visita, che segue di pochi giorni quella del ministro degli esteri egiziano, è stata condotta allo scopo di rafforzare la cooperazione bilaterale e, in particolar modo, attenuare le tensioni in merito alla questione connessa con lo sviluppo della diga GERD e alle rivendicazioni territoriali del Sudan su alcune aree di confine tra i due i paesi.

Il Sudan, che sulla questione della diga sostiene in buona parte le ragioni dell’Egitto, ha accolto amichevolmente la visita del premier etiopico, offrendo disponibilità al dialogo e nella ricerca di una mediazione con il Cairo.

La visita ha permesso di stemperare i toni anche sulle recenti tensioni insorte in seno all’apparato militare sudanese con riferimento alle aree di confine contese nella provincia di al-Qadarif. Il confine tra i due paesi, stabilito da trattati stipulati all’epoca della dominazione coloniale britannica e italiana, manca di una precisa demarcazione territoriale e gli agricoltori etiopici da decenni hanno coltivato il grano nella fertile pianura di al-Fashqa, in territorio sudanese, con in tacito assenso delle locali autorità.

Con la caduta del regime di Bashir, tuttavia, le nuove autorità sudanesi hanno chiesto all’Etiopia di riportare i propri agricoltori all’interno dei propri confini, dispiegando le proprie truppe lungo il confine e subendo ripetuti attacchi da parte della comunità etiopica, non intenzionata a lasciare l’area.

La crisi di confine si assomma in tal modo a quella della diga GERD, per la quale l’Etiopia ha avviato il riempimento del bacino idrico (per il cui completamento saranno necessari circa sette anni) in violazione dell’impegno a determinarne le modalità attraverso un negoziato congiunto con il Sudan e l’Egitto, che ha di fatto arrestato i colloqui multilaterali e innescato una pericolosa crisi diplomatica su scala regionale.

Nel corso della breve visita non è stato raggiunto alcun accordo su entrambe le questioni all’ordine del giorno ma il portavoce del governo sudanese ha comunque dichiarato in una conferenza stampa che i colloqui hanno prodotto significativi risultati nella conduzione del dialogo, aprendo in modo significativo in direzione della ricerca di un compromesso con l’Etiopia.

Nel corso della stessa giornata è giunto a Khartoum, proveniente da Israele, il segretario di Stato USA Mike Pompeo, impegnato in un viaggio regionale per cercare di favorire l’appoggio dei paesi arabi all’accordo tra Israele ed Emirati Arabi Uniti. Pompeo non si è incontrato con il premier etiopico Abiy Ahmed, ma ha auspicato in un comunicato stampa la rapida ricerca di una soluzione sulla questione della diga GERD.

Poche ore dopo, tuttavia, con un successivo comunicato, Pompeo ha annunciato l’intenzione del governo statunitense di sospendere finanziamenti a favore dell’Etiopia per un totale di 130 milioni di US$, destinati ai programmi di potenziamento della sicurezza e della lotta al terrorismo, qualora non venga al più presto individuata una soluzione per la gestione dei flussi idrici del Nilo.

Il comunicato ha destato irritazione ad Addis Abeba, dove la posizione del segretario di Stato USA è stata interpretata come una palese presa di posizione a sostegno dell’Egitto, nell’ottica non tanto di individuare una soluzione al problema, quanto piuttosto di rafforzare il tentativo di sostegno dei paesi arabi verso l’accordo israelo-emiratino.

Perplessità sono state manifestate informalmente anche a Washington, dove nello stesso dipartimento di Stato non manca chi giudica la posizione di Pompeo come avventata e potenzialmente nociva per la gestione degli interessi americani in Africa, ormai ridotti drasticamente.

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