All’unanimità, il 23 settembre il Parlamento ha approvato Mohamed Hussein Roble nell’incarico di Primo Ministro. Roble è ora chiamato a indicare la composizione del suo Governo, entro un mese. Organizzare le legislative e le presidenziali tra novembre e febbraio – in trasparenza e nonostante il COVID-19, come ha riassunto l’Inviato Speciale delle Nazioni Unite – è ad ora l’impegno maggiore. Sono probabili estensioni di queste scadenze.

Il secondo impegno è riuscire a svolgerle in sicurezza. Gli eventi riconducibili al terrorismo sono stati di scala minore nella settimana trascorsa. Gli organismi di informazione nazionali non nascondono tuttavia il timore di nuovi picchi nell’intensità e nella frequenza degli attentati in concomitanza con il periodo elettorale, per minacciarne o interromperne il buon andamento.

L’accordo su Premier e modello elettorale è benvenuto dai gruppi della società civile, che l’attendevano da giugno – quando la Commissione Elettorale aveva evidenziato l’impossibilità a organizzare il voto a suffragio universale nei tempi stabiliti. Aver raddoppiato i circa 14.000 delegati del 2016/2017 è un buon risultato, seppur lontano dalle promesse finora avanzate e anche dalla platea di circa 80.000 persone individuata a Dusamareb ad agosto.

Altri ritengono il passaggio dallo scontro frontale all’accordo sia stato troppo repentino, dunque nutrono diffidenza sulle dinamiche politiche. L’attivismo dei partiti del Forum Nazionale con gli ex Presidenti Sheikh Mohamud e Sheikh Ahmed e soprattutto quello dell’ex Premier Khayre potrà dare indicazioni sulla tenuta interna – ovvero sulla volontà di Turchia e Qatar di restare al fianco di Farmajo o puntare su altri, in concorrenza con i rivali nel Golfo. Più distanti appaiono i partner occidentali.

Di certo la selezione della classe politica continuerà a seguire logiche familiari e personalistiche piuttosto lontane dall’attesa efficienza. Non è un mistero questo avvenga peraltro in tante parti del globo.

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