Il governo egiziano ha accusato l’Etiopia di aver arbitrariamente incrementato la capacità del bacino della diga del Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD) da 11 a 74 miliardi di metri cubi, senza aver condotto precedentemente studi sulla sicurezza o sull’impatto ambientale sull’Egitto e sul Sudan.

Nessuna conferma o smentita è stata invece espressa dalle autorità etiopiche sul presunto incremento della portata del bacino, mentre il primo ministro egiziano Mostafa Madbouly rinnova la disponibilità del Cairo per l’individuazione di un accordo vincolante a tutela degli interessi comuni.

L’assenza di risposte di risposte da Addis Abeba si colloca in una fase di crescente nervosismo nei confronti dell’Egitto e della sua politica regionale verso il progetto di sviluppo della diga. L’Etiopia guarda all’azione diplomatica dell’Egitto nella regione con crescente ostilità, contestandone la narrativa e gli elementi di natura tecnica, e reputando al tempo stesso l’Egitto responsabile di aver avviato una campagna di destabilizzazione regionale attraverso il finanziamento di gruppi armati che opererebbero sotto la copertura delle milizie etniche.

In questo contesto, il 19 ottobre è stata annunciata ad Addis Abeba dal capo di stato maggiore della difesa generale Adem Mohammed e dal suo vice generale Birhanu Jula, la costituzione di due nuovi reggimenti dell’esercito, che saranno schierati nella regione della capitale e a Bahir Dar.

La creazione di queste nuove unità, nelle parole dei due alti ufficiali, risponde ad una revisione della strategia per la gestione della minaccia regionale, percepita oggi come fortemente incrementata soprattutto sul piano della possibilità di ingerenze atte a minare la stabilità nazionale.

Il riferimento al ruolo dell’Egitto nel porre una minaccia allo sviluppo della diga del GERD è stato implicito, e ampiamente amplificato dalla stampa locale, che ha anche sottolineato l’ingente portata connessa al potenziamento delle forze militari, che transitano adesso da quattro a sei reggimenti nazionali.

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