L’approssimarsi delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti ha determinato un proliferare di commenti e valutazioni da parte dei candidati sui principali temi di politica estera, tra i quali il Corno d’Africa.

È stato il presidente Trump, in modo particolare, ad esprimere alcune posizioni connesse alle dinamiche locali dell’Etiopia e della Somalia, provocando reazioni alquanto controverse nella regione.

Nella prima metà del mese di ottobre il presidente degli Stati Uniti ha apertamente sostenuto le preoccupazioni egiziane in merito allo sviluppo della diga del Grand Ethiopian Reinassance Dam – GERD, in Etiopia, arrivando poi il 23 dello stesso mese a sostenere come probabile un’azione militare da parte dell’Egitto per far esplodere la diga a tutela dei propri interessi.

Affermazioni che hanno destato malumore in Etiopia, dove Washington è stata accusata di voler alimentare le tensioni anziché individuare percorsi negoziali atti a conciliare le differenti posizioni dell’Etiopia, del Sudan e dell’Egitto.

La crisi generata dalle esternazioni di ottobre del presidente Trump sulla questione della diga si aggiungono alle tensioni già registrate nel mese precedente, quando Washington ha annunciato di voler sospendere un programma di aiuto economico all’Etiopia in conseguenza della sua intransigenza nel voler procedere con i lavori di sviluppo del GERD.

Anche la stampa statunitense ha in gran parte criticato l’atteggiamento del presidente Trump nella regione, denunciando come pericoloso un sostegno unilaterale e incondizionato all’Egitto, inducendo l’Etiopia a ritenere che gli Stati Uniti abbiano assunto una posizione ormai manichea e rigida nelle dinamiche della politica regionale, con il rischio di vedere fortemente ridimensionato il rapporto con un importante attore.

Le esternazioni di Trump sulla sicurezza della diga e la possibilità di un’azione militare egiziana, hanno generato apprensioni in Etiopia, con l’adozione di misure di sicurezza eccezionali nella regione del Benishangul-Gumuz, dove si trova il cantiere del GERD, caratterizzate anche da una totale interdizione dello spazio aereo sovrastante.

Parimenti delicata la questione dell’interesse statunitense nel continuare a sostenere le forze di sicurezza e i programmi di lotta al terrorismo in Somalia. Anche in questo caso il presidente Trump ha affermato nell’ultima settimana del mese di ottobre che Washington potrebbe a breve ritirare le proprie unità militari dislocate in Somalia a sostegno del governo federale nei programmi di lotta al terrorismo e addestramento delle forze speciali.

L’annuncio è giunto in un momento particolarmente delicato per le forze di sicurezza somala, che hanno subito numerosi attentati nel corso del mese di ottobre, perdendo sia uomini dell’esercito federale sia operatori delle forze speciali del Danab.

L’annuncio di un possibile ritiro del contingente americano dalla Somalia ha generato stupore e confusione tra i vertici della difesa locale, che denunciano l’incongruenza della decisione e la difficoltà di poter far fronte nel futuro alle capacità richieste per combattere la minaccia jihadista posta dall’al Shabaab.

A rischio sembrano essere non solo i programmi gestititi direttamente dalle forze militari statunitensi, quanto anche quelli affidati ai contractor delle società private che operano nel settore dell’addestramento delle forze speciali somale.

Non è chiaro, allo stato attuale, quanta parte di questi annunci corrisponda ad una reale rivisitazione della strategia statunitense nel Corno d’Africa e quanto, al contrario, sia attribuibile a slogan elettorali finalizzati a spendere con l’opinione pubblica la carta del prossimo rimpatrio dei soldati e il contestuale risparmio economico connesso ad una riduzione della presenza americana in loco.

Ciò che è certo, invece, è il risultato sul piano politico tanto in Somalia quanto in Etiopia, dove un crescente nervosismo ha accompagnato le ultime esternazioni del presidente, nel timore di un mutamento di indirizzo che potrebbe determinare gravi ripercussioni tanto sul piano della politica estera quanto su quello della sicurezza.

RISPONDI

Prego inserisci un commento
Scrivi il tuo nome