La crisi in atto nella regione etiopica del Tigrai rappresenta un fattore di grave pericolo anche nella prospettiva del governo eritreo, alimentando speculazioni in merito alla possibilità di un diretto coinvolgimento del paese nel conflitto in atto.

Ciò che costituisce una certezza, in questa crisi regionale, è che anche per l’Eritrea, e in particolar modo per il presidente Isaias Afewerki, il partito di governo del Tigray (il TPLF) rappresenta una minaccia di lunga data e di grande ampiezza.

Isaias Afewerki, è stato il co-fondatore dell’Eritrean People’s Liberation Front (EPLF) che tra gli anni ’70 e ’90 ingaggiò il regime dittatoriale del DERG, sconfiggendolo e proclamando poi l’indipendenza dell’Eritrea. Questo lungo impegno militare venne affrontato insieme agli – allora – alleati del Fronte di Liberazione del Tigrai, con il quale gli eritrei condivisero il lungo sforzo bellico, trionfando alla fine sul brutale regime di Menghistu Haile Mariam.

Questo sodalizio, tuttavia, entrò ben presto in crisi, e l’Etiopia governata dagli ex alleati dell’EPLF non accettò di riconoscerne i termini territoriali e politici dell’indipendenza, con lo scoppio di un sanguinoso conflitto tra il 1998 e il 2000, che ha provocato un gran numero di perdite e di fatto cristallizzato la crisi in un limbo durato quasi vent’anni.

Nella percezione eritrea, quindi, il TPLF – che ha di fatto esercitato il potere sull’Etiopia sino al 2018 – viene considerato un partito con mire egemoniche e dichiaratamente ostile all’indipendenza di Asmara, assumendo di fatto il connotato di una minaccia esistenziale.

L’ascesa al potere del premier Abiy Ahmed nel 2018, nei ranghi dell’ex formazione di governo che includeva il TPLF, ma dalla quale si è distaccato dando vita ad una formazione che ha deliberatamente attaccato il ruolo del federalismo etnico – e in particolare quello tigrino – ha incontrato il sostegno dell’Eritrea e l’appoggio di Isaias Afewerki nel contrasto politico al ruolo e alle ambizioni del TPLF.

In conseguenza di questa posizione, le autorità del Tigrai hanno più volte accusato l’Eritrea di essere il principale manovratore della crisi in atto, recentemente denunciando una partecipazione diretta delle forze armate eritree nel conflitto scoppiato il 3 novembre scorso.

Allo stato attuale, tuttavia, non è possibile dimostrare alcuna evidenza di un coinvolgimento eritreo nel conflitto, sebbene appaia con chiarezza come le posizioni del premier etiopico Aby Ahmed e quelle del presidente eritreo Isaias Afewrki coincidano pienamente nella visione di depotenziare il ruolo del TPLF ed impedire un consolidamento autonomo nella regione del Tigrai.

Mote sono tuttavia le variabili che potrebbero interessare l’evoluzione del conflitto, e l’ipotesi di un suo allargamento al di fuori dei confini regionali del Tigrai appare allo stato attuale tutt’altro che impossibile.

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