Nella notte tra il 13 e il 14 novembre un attacco missilistico è stato lanciato contro la capitale dell’Eritrea, Asmara, venendo poi confermato poche ore dopo dal governatore del Tigrai, Debrestion Gebremichael, secondo il quale sarebbero stati colpiti l’aeroporto internazionale, il ministero dell’informazione e un’area residenziale nel nord-ovest della capitale.

Nessuna conferma ufficiale è giunta dall’Eritrea, sebbene numerose fonti locali abbiano confermato le esplosioni nelle periferie della capitale, senza confermare la presenza di vittime o danni.

La crisi politica e militare in corso nel Tigrai arriva in tal modo ad interessare l’Eritrea, che il vertice del TPLF accusa di essere l’ispiratrice del conflitto e la manipolatrice della politica aggressiva del premier Abiy Ahmed.

L’attacco missilistico tigrino all’Eritrea, chiaramente animato dalla volontà di internazionalizzare il conflitto, non è stato fortunatamente accompagnato da una risposta militare da parte di Asmara, dimostrando in modo la particolare cautela adottata in questa fase di crisi.

L’11 novembre, invece, una delegazione eritrea si è recata nuovamente in visita in Sudan, per discutere degli sviluppi della crisi regionale e cercare di definire una strategia che impedisca l’estensione del conflitto al Sudan e all’Eritrea.

Hanno preso parte alla visita di Stato il ministro degli esteri eritreo Osman Saleh e il consigliere presidenziale Yemane Ghebreab, che sono stati ricevuti dal  presidente del Consiglio Sovrano, Gen. Abdulfattah al-Burhan, e dal primo ministro, Abdullah Hamdok. 

Le preoccupazioni del Sudan riguardano non solo l’escalation militare nella regione del Tigrai ma anche l’incremento nel numero di profughi che si sta riversando nel paese proveniente dalle regioni interessate dagli scontri, in particolar modo lo stesso Tigrai e la regione dell’Amhara.

Secondo fonti citate dall’ONU, ma allo stato attuale di difficile verifica, il numero di profughi che avrebbe varcato il confine con il Sudan nel corso dell’ultima settimana sarebbe compreso tra i 7.000 e i 9.000 individui, sebbene alcune agenzie umanitarie abbiano parlato del timore di un numero ben più alto, compreso tra i 15 e 20.000  profughi.

Nessun commento ufficiale ha accompagnato la missione della delegazione eritrea, mentre il ministro dell’informazione eritreo ha parlato della consegna di un messaggio del presidente Isaias Afewerki al suo omologo sudanese.

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