L’evoluzione del conflitto nella regione del Tigrai ha subito un’ulteriore escalation tra il 13 e il 14 novembre, con il lancio di alcuni missili tigrini in direzione degli aeroporti di Gondar e Bahir Dhar, nella regione dell’Amhara, e almeno altri tre in direzione della capitale eritrea Asamara.

Nessuno dei lanci sembra aver sortito alcun effetto sul piano militare, mentre è chiaro che le autorità del Tigrai intendono puntare all’internazionalizzazione del conflitto con l’intento di coinvolgere la comunità internazionale e quindi rallentare – se non arrestare – l’iniziativa militare del governo federale.

I lanci missilistici sono stati confermati dal governatore della regione “ribelle” del Tigrai, Debrestion Gebremichael, che ha definito ogni aeroporto o luogo interessato dagli attacchi contro il TPLF come un obiettivo legittimo. In tal modo ha ribadito la convinzione di un ruolo diretto dell’Eritrea nella gestione del conflitto contro il Tigrai, intendendo coinvolgerla in modo diretto attraverso un’estensione della linea del fronte anche al vicino paese.

Continuano i combattimenti in diverse aree della regione, mentre è molto difficile poter assestare con esattezza la capacità di entrambi i contendenti, lungo una linea del fronte che appare particolarmente elastica e cangiante nel corso degli ultimi giorni.

Le autorità federali manifestano ottimismo nella condotta delle operazioni militari, sostenendo di poter riuscire a ristabilire l’ordine nella regione del Tigrai entro il termine di 72 ore, mentre al contrario la situazione sul terreno sembra essere caratterizzata da una diffusa capacità di resistenza da parte delle forze di Macallè, che ha condotto numerose controffensive.

Il vero problema per il governo federale non è tuttavia limitato a quello del conflitto nella regione del Tigrai, quanto piuttosto alla più generale condizione di instabilità in buona parte del paese, interessato da conflitti etnici, ritorsioni tribali e tensioni politiche generate dal tentativo del primo ministro Abiy Ahmed di contrastare il modello politico costruito sul federalismo etnico.

Nella giornata dal 14 novembre, infine, un grave attentato ha provocato 34 morti nella regione del Benishangul—Gumuz (quella, peraltro interessata dalla costruzione della diga GERD). Un bus impegnato nella conduzione di un servizio regionale è stato assaltato da alcuni uomini armati, che hanno aperto il fuoco sui passeggeri uccidendone 34 e ferendone molti altri.

Il governo federale di Addis Abeba accusa senza mezze misure il Sudan di addestrare e dare rifugio ai terroristi che, dal confine sudanese, compiono continui attacchi nelle province occidentali dell’Etiopia.

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