Secondo il Dipartimento di Stato USA, nella notte tra il 28 e il 29 novembre altre sei esplosioni si sarebbero udite distintamente nella capitale dell’Eritrea, Asmara, provocate con ogni probabilità da altrettanti missili lanciati dalla regione del Tigrai.

L’attacco missilistico di sabato notte, nel pieno dell’offensiva delle forze federali contro la capitale dello stato regionale del Tigrai, Macallè, segue di solo un giorno quello lanciato il 26 novembre, quando quattro missili hanno colpito la capitale dell’Eritrea e le città di Decamerè, Gemhalo e Nefasit.

Circa due settimane prima, invece, un primo attacco missilistico aveva interessato la sola capitale eritrea, senza procurare alcun danno,.

Le forze del TPLF del Tigrai hanno deliberatamente cercato di coinvolgere l’Eritrea nel conflitto, accusando il presidente Isaias Afewerki di aver fornito pieno sostegno alle forze federali e di essere coinvolto personalmente nella condotta delle operazioni militari contro Macallè e le principali città del Tigrai.

Gli attacchi contro l’Eritrea hanno avuto il preciso scopo di provocare l’internazionalizzazione del conflitto, cercando di coinvolgere il vicino paese in uno scontro che – idealmente, secondo i piani del TPLF – avrebbe portato all’intervento della comunità internazionale e ad un auspicabile cessate il fuoco.

Nessuna conferma è giunta dall’Eritrea con riferimento all’ultimo attacco missilistico, mentre i precedenti sono stati confermati e documentati dalla televisione locale, che ha apertamente accusato il TPLF di voler costringere l’Eritrea alla risposta militare.

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