Molti titoli di stampa estera riportano la morte di un agente operativo CIA, evento raro avvenuto per le ferite riportate nell’esplosione di un ordigno improvvisato a Mogadiscio a novembre. La vicenda si lega ora soprattutto a nuovi annunci di un possibile ritiro delle Forze statunitensi dalla Somalia, come già avvenuto da Iraq, Afghanistan e Germania e in concomitanza con una inusuale missione nel Paese del Segretario della Difesa USA ad interim Miller – parte di un tour in Medio Oriente e in Africa orientale.

Come altre recenti nomine dell’Amministrazione Trump in queste ultime settimane, egli è ritenuto parte di una svolta anti-iraniana delle strutture della Difesa statunitense che potrebbe dunque accelerare il rientro delle circa 700 unità oggi in Somalia. Gli attacchi del jihadismo interno sono in aumento in questa fase, a Mogadiscio (teatro di un nuovo attentato in un ristorante presso l’incrocio del KM4: 7 le vittime e 10 i feriti), nell’interno e al confine con il Kenya.

Per quanto riguarda le vicende interne si contano i danni del passaggio del ciclone Gati sul Puntland, che secondo UNHCR domenica 22 novembre ha provocato 7 vittime tra alcuni marinai yemeniti e diverse decine di migliaia di sfollati in particolare nel distretto di Iskushuban, sulla costa nord nell’area di Bender Beila e Barqal e intorno a Bosaaso. Caduti due anni di pioggia in due giorni, ingenti i danni. Si è trattato del sistema ciclonico più forte mai misurato nell’oceano Indiano settentrionale e del primo che abbia mai colpito la Somalia raggiunta da una tempesta tropicale nel 2018. Il cambiamento climatico e il riscaldamento delle acque tendono a rendere questi fenomeni più frequenti.

Per quanto alla politica, rilevano ancora gli urti tra l’opposizione e il Presidente Farmajo, di cui chiedono le dimissioni insieme al vertice dell’intelligence e ai funzionari responsabili di un processo elettorale del tutto sbagliato e da rifare, con minaccia di tenere elezioni parallele. La riforma della Commissione elettorale accomuna i 14 candidati alla Presidenza, che trovano nelle critiche a Farmajo (sostenuto dal sindaco di Mogadiscio) un punto di unione altrimenti sfuggente. L’esito di questo appello potrà essere un rinvio temporaneo del voto per una campagna più capillare – ipotesi che inizia a raccogliere consensi traversali.

Sul lato internazionale si osserva il divieto informale all’ingresso di cittadini somali negli Emirati, insieme ai cittadini di altre dodici Nazioni dall’Algeria all’Afghanistan, al Kenya. Si tenta di scoraggiare l’immigrazione incontrollata, ma la mossa è anche un segno della distanza crescente tra Mogadiscio, Abu Dhabi e Dubai. La Francia ha invece cancellato (26 novembre) 306 milioni di dollari di debito somalo bilaterale in una mossa che tenta di accorciare queste distanze.

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