Dopo la scadenza venerdì scorso dell’ultimatum di 72 ore lanciato dal governo del premier Abiy Ahmed alle autorità ribelli del TPLF, è partita l’operazione militare atta a riconquistare la capitale dello stato regionale del Tigrai.

Le truppe dell’esercito federale etiopico, sostenute dalle milizie dello stato dell’Amhara, hanno mosso in direzione di Macallè dalle prime ore dello scorso sabato, riuscendo a debellare le difese del TPLF dopo poco più di una giornata di intensi combattimenti.

Non è chiara allo stato attuale la dinamica degli eventi, sante la scarsità di informazioni disponibili dalla regione interessata dai combattimenti. Le autorità del TPLF avevano annunciato dapprima di essere pronte a combattere con ogni risorsa, mentre in un secondo momento avevano dichiarato di non voler trasformare Macallè in una trincea, preparandosi quindi a spostare il teatro dello scontro nelle regioni circostanti.

Le truppe federali etiopiche, secondo fonti locali, avrebbero sostenuto intensi combattimenti alla periferia della capitale del Tigrai nella giornata di sabato 28 novembre, vedendo poi cessare ogni ulteriore tentativo di difesa dalle prime ore della domenica successiva, riuscendo in tal mondo a penetrare nella città.

I vertici del TPLF hanno in breve tempo abbandonato i palazzi governativi della città facendo perdere le loro tracce, mentre il governo centrale ha annunciato di aver iniziato a setacciare l’intera capitale del Tigrai per assicurare alla giustizia quelli che definisce come “terroristi”.

Poco prima della caduta di Macallè, il presidente del TPLF Debretsion Gebremichael aveva lanciato un messaggio su twitter, sostenendo la volontà del governo locale di resistere sino all’ultimo uomo per la difesa dell’auto-determinazione del Tigrai. Un successivo comunicato, attribuito al TPLF, ha invece fatto riferimento alla volontà di risparmiare alla città inutili sofferenze spostando il fronte dei combattimenti nelle aree rurale, in un improbabile minaccia di resistenza contro le unità dello stato federale.

Il governo centrale di Addis Abeba ha annunciato misure straordinarie per la gestione della crisi nel Tigrai, che prevedono la nazionalizzazione delle imprese un tempo facenti capo al TPLF e una completa riorganizzazione della struttura del potere politico locale, nell’intento di eradicare ogni residuo elemento del potere che fu esercitato dall’odiato partito di governo locale.

Fonti della diaspora tigrina del mondo hanno denunciato violenze e saccheggi in ogni parte del Tigrai, pur senza effettive conferme dal terreno, mentre non è chiaro quanta parte delle forze militari locali sia ancora impegnata autonomamente nei combattimenti contro le forze dell’esercito federale. Secondo alcuni informazioni alcune guarnigioni nel nord della regione sarebbero ancora attivamente impegnate nei combattimenti, e in alcuni casi disporrebbero ancora di armamenti missilistici con i quali minaccerebbero nuovi raid contro l’Eritrea e la regione dell’Amhara.

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