Il Segretario della Difesa USA ad interim, Chris Miller, impegnato in un viaggio in Medio Oriente per la celebrazione del Giorno del Ringraziamento con le truppe dislocate nella regione, ha optato per un’estensione della missione decidendo di visitare i contingenti in Somalia e a Gibuti.

La visita assume particolare importanza, soprattutto alla luce dell’annunciata volontà degli Stati Uniti di ridurre – se non proprio ritirare – il proprio contingente dalla Somalia, e dell’incertezza con riguardo alle operazioni gestite dal Kenya.

Nel corso della prima tappa della visita nel Corno d’Africa, il 26 novembre a Camp Lemonnier, Gibuti, Chris Miller ha indirizzato un saluto alle unità statunitensi dislocate nella base, ricordando come gli Stati Uniti siano sempre risoluti nel voler fronteggiare la minaccia della Organizzazione Estremiste Violente (VEO) nella regione.

Il giorno successivo, il 27 novembre, Chris Miller si è recato in Somalia, dove ha visitato il locale distaccamento statunitense acquartierato presso l’aeroporto di Mogadiscio e altre unità che non sono tuttavia state comunicate alla stampa.

Circa 700 uomini delle forze armate USA sono impiegati sul territorio somalo, con compiti che spaziano dall’anti-terrorismo alla condotta di operazioni speciali, oltre all’advisory alle forze speciali somale, all’addestramento dei militari e al supporto logistico di alcune componenti delle locali forze armate.

Ha destato preoccupazione e incertezza, in Somalia, l’annuncio del presidente Trump di voler ritirare le forze statunitensi dal paese, e la visita di Chris Miller è stata vista da alcuni come una rassicurazione circa la volontà di non dare effettivamente seguito all’ordine di ritiro impartito dal presidente.

A corroborare questa visione ha contribuito la divulgazione la scorsa settimana di un documento redatto dallo U.S. Africa Command, secondo il quale è evidente un sempre più marcato orientamento dell’al-Shabaab nel voler colpire obiettivi di interesse statunitense nella regione, collocando l’organizzazione jihadista come la principale minaccia degli USA nel continente africano.

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