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Il Viceministro del Re a Mogadiscio, mentre si tenta di trovare un accordo sulla Commissione elettorale

La visita del Viceministro italiano agli Esteri Emanuela Del Re a Mogadiscio ha riaffermato i legami con un partner definito “strategico” e “prioritario” per l’Italia. Si è trattato della terza visita dal 2018, centrata come altre sulla ricostruzione infrastrutturale e dell’offerta formativa dell’Università Nazionale Somala, tassello di un più ampio processo di riavvio e sviluppo del Paese – anche sul lato sicurezza.

Sul piano bilaterale è stato perciò firmato un Accordo Quadro per la cooperazione. Vi sono stati inoltre incontri istituzionali con il Premier Roble, con il Sottosegretario alla Presidenza della Repubblica Khalif e con la Ministra per gli Affari umanitari Dirye.

Trascorsa la data del 1° dicembre, in cui avrebbero dovuto in origine tenersi le elezioni, restano peraltro forti divisioni tra Presidenza e opposizione. È possibile che si vada infine verso concessioni a quest’ultima, sulla composizione della Commissione elettorale. Ciò dovrebbe far parte di intese più ampie, ad esempio con prolungamento del Governo in scadenza il 27 dicembre. L’opposizione è essa stessa variegata e ciò fa temere emergeranno divergenze in seno a questo campo. Le avvisaglie sono per ora visibili in velenosi articoli di stampa sulle passate vicende costate una condanna per frode negli Stati Uniti a collaboratori dell’ex-Presidente Hassan Sheikh. L’ex Premier Khaire si è invece recato in Russia per colloqui (11 dicembre) con il Ministro degli Esteri Lavrov, novità di questa campagna elettorale.

Resta infatti all’attenzione il ritiro di militari USA verso altre basi regionali. L’interesse è soprattutto per gli sviluppi futuri in altre Missioni anche lontane dalla Somalia, come ad esempio in Sahel. Verosimilmente l’attività di contrasto resterà immutata e al limite eseguita da contrattisti. La grande pubblicità data ai due raid del 10 dicembre eseguiti dall’AFRICOM (Comando militare statunitense per l’Africa) presso Jilib, contro un gruppo di 8 artificieri di Al-Shabaab appare un voluto contraltare alle ipotesi più massimaliste.

Anche a fronte di ripetuti episodi di bassa intensità nell’interno – come ad esempio lo scontro armato nel Basso Scebelli costato la vita a quattro soldati federali – quei Comandi descrivono una minaccia terroristica “contenuta”, ma ancora presente. A fronte anche degli interessi di altri Governi sulla Somalia, è difficile gli Stati Uniti rinunceranno a una presenza strutturata nel Corno d’Africa.

Vincenzo Palmieri
Vincenzo Palmieri
Vincenzo Palmieri è un Senior Analyst per l’Africa dell’Institute for Global Studies, dove si occupa prevalentemente di Africa Orientale. Analista politico di una grande multinazionale, il suo ambito di esperienza professionale verte sull’analisi dei sistemi politici e delle dinamiche di crisi del Medio Oriente e dell’Africa.

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