Il Premier si è recato a Garowe, dove suoi poster affissi in occasione della visita sono stati rimossi da agenti di polizia. La missione era volta a definire con il Governatore del Puntland Deni la composizione della Commissione elettorale. Deni, che osteggia le Istituzioni federali, ha snocciolato una serie di condizioni, sponda alle rivendicazioni di Madobe in particolare riguardo il Gedo.

La partita resta complessa e anzi all’avvicinarsi delle elezioni lo scontro si intensifica. Ne è una prova il nuovo picco della tensione con il Kenya, dopo le agitazioni di metà dicembre; la Somalia ha deciso ora l’interruzione di ogni rapporto diplomatico. Ai legami con Madobe e le lamentate interferenze nell’Oltregiuba si è sommato l’incontro tra quel Presidente Kenyatta e l’autoproclamato presidente del Somaliland Bihi, prima visita dall’ottobre 2017.

Vi è stata decisa l’apertura di uffici consolari e voli diretti tra Nairobi e Hargheisa, sviluppo ritenuto decisamente nefasto a Mogadiscio. Il Kenya ha affermato che formerà una Commissione per risolvere la situazione, che ha portato anche all’afflusso di forze militari verso la frontiera; una riunione in ambito IGAD a Gibuti ha affrontato l’argomento il 20 dicembre.

L’arrivo di Roble a Galkayo (Mudug) e il suo ingresso nello stadio dove egli era atteso a un incontro con il sindaco Abdirahman Sheikh è peraltro coinciso con un grave attentato. L’esplosione di un ordigno celato in un contenitore per i rifiuti e comandato a distanza (o indossato da un kamikaze secondo altre ricostruzioni), ha provocato la morte di sei persone e il ferimento di molte altre.

Altri episodi violenti hanno provocato altre dieci vittime nell’interno del Paese. Essi denotano la concretezza della minaccia del terrorismo, all’inizio peraltro del ritiro delle Forze USA verso altre basi regionali.

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