Non accenna a diminuire la tensione tra Etiopia e Sudan in merito alla questione dell’area di al-Fashaga, da settimane teatro di sporadici scontri tra i due paesi.

L’area contesa, un fertile triangolo di terra posto al confine tra il Sudan e l’Etiopia, a sud del fiume Tekeze, è parte del territorio sudanese, sebbene una consistente comunità etiopica vi trovi residenza da tempo, dedicandosi soprattutto alla coltivazione delle terre.

Nel 2008 l’Etiopia e il Sudan trovarono un accordo informale per dirimere la questione, attraverso il riconoscimento di fatto da parte dell’Etiopia della sovranità sudanese sull’area e il permesso da parte di Khartoum alle comunità etiopiche ivi residenti di restare e continuare a condurre le proprie attività economiche (pagando le proprie tasse direttamente al governo etiopico).

Successivamente alla crisi del Tigrai, soprattutto in seno alle forze regionali dell’Amhara gli accordi del 2008 con il Sudan sono stati denunciati come una trattiva occulta tra le forze del TPLF (ormai sconfitto nel Tigrai e nel paese), di fatto disconoscendoli. La maggior parte degli etiopici che vive (o viveva) nell’area di al-Fashaga appartiene all’etnia Amhara, e ciò ha rappresentato la principale leva dell’interesse per una revisione territoriale dei confini.

La reazione sudanese è stata quindi muscolare, inviando le proprie unità militari nell’area dell’al-Fashaga e costringendo numerosi agricoltori etiopici ad evacuare la zona abbandonando le proprie case.

Un tentativo di negoziazione tra le autorità del Sudan e quelle dell’Etiopia è stato tentato alla conferenza dell’IGAD di Gibuti del 20 dicembre ma il perdurare delle violenze e degli scontri ha impedito ad oggi alcun progresso.

Il 31 dicembre, le autorità sudanesi hanno ufficialmente annunciato il pieno ripristino del controllo sull’area di al-Fashaga, grazie all’invio delle proprie truppe che, non ultimo, avrebbero disposto elementi atti a demarcare il confine con l’Etiopia.

Il ministro degli esteri di Khartoum, Omar Qamareddine, ha confermato lo stesso giorno come la demarcazione del confine fosse stata completata, senza fare alcuna menzione in merito alla situazione degli agricoltori etiopici, sebbene attribuendo all’Etiopia la responsabilità delle violenze che hanno caratterizzato l’area.

Accusa rigettata da Addis Abeba, dove il portavoce del ministero degli esteri, Dina Mufti, ha fatto riferimento a non meglio precisate “forze esterne” nell’addebitare la responsabilità delle violenze, alludendo in tal modo all’Egitto e all’ingerenza nella regione che l’Etiopia denuncia da tempo, con riferimento alla sviluppo della diga del GERD.

Il portavoce del ministero degli esteri di Addis Abeba, nello stesso comunicato, diramato dall’emittente Ethio FM, ha anche lanciato un monito al Sudan, affinché non interpreti il silenzio dell’Etiopia sulla faccenda dell’area di al-Fashaga come una debolezza. Il comunicato, intenzionalmente, è stato diramato in amarico, nell’ottica di rispondere anche alle pressanti richieste da parte delle autorità regionali espresse dal proprio gruppo etnico.

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