Un attacco terroristico condotto con una moto-bomba a Lafole, alla periferia di Mogadiscio lungo la strada verso Afgoye, ha preso di mira un cantiere gestito da una società turca (2 gennaio). 5 persone sono decedute, di cui 2 di nazionalità turca; 14 di cui 3 turche sono rimaste ferite. Al Shabaab ha rivendicato immediatamente l’azione, che costituisce una deviazione dagli obiettivi più tradizionali dell’insorgenza.

I lavori sono finanziati dal Qatar ed eseguiti nel quadro della cooperazione allo sviluppo della Somalia; se ne attende il completamento a breve (non più di un paio di settimane secondo il sindaco di Mogadiscio). Le scadenze elettorali accelerano la composizione di questo tassello dei forti rapporti bilaterali tra i Governi di Doha e Ankara e quello di Farmajo. Quest’ultimo aveva appena rivendicato la “sconfitta” del terrorismo, slancio retorico che poggia su risultati buoni, ma certo non definitivi. Due raid AFRICOM erano stati condotti il 1° gennaio a Qunyo Barrow nel Medio Giuba, già teatro di azioni simili nel 2020; 3 militanti vi erano stati uccisi.

Sul piano interno si registra l’avallo di Madobe alle elezioni, a condizione che egli mantenga il controllo dei seggi elettorali nel Gedo. È una sfida alle Istituzioni federali, ad allentare il contrasto alle spinte centrifughe proprio mentre l’ex Presidente Hassan Sheikh Mohamud ammonisce contro il tribalismo e il clanismo come minacce per la coesione della Somalia e il suo assetto federale. Le differenti anime della politica interna sono riassunte in questo tripolo, che alimenta un dibattito sempre più intenso in vista delle prossime scadenze elettorali.

Il dibattito risale ad almeno tre decenni fa e resta irrisolto. L’assenza di novità su queste scelte politiche rende il 2021 piuttosto simile al 2020, senza slanci in avanti: valga l’esempio del vaccino contro il Covid-19, un miraggio in Somalia che pure è tra i Paesi più colpiti dalla pandemia.

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