Entra in vigore dal primo gennaio 2021 l’African Continental Free Trade Area (AfCTA), l’accordo che ambisce a determinare la più grande area di libero scambio al mondo.

L’accordo, che interesserà 54 dei 55 stati africani (solo l’Eritrea non ha aderito) per un totale di 1,2 miliardi di persone, è già stato ratificato da 34 paesi, e gli altri venti sono in procinto di ratificarlo entro il 2021.

Le finalità dell’AfCTA sono quelle di dar vita al più grande mercato mondiale per le merci e i servizi, favorendo il commercio continentale e l’incremento dell’economia dei paesi africani.

L’obiettivo è quello di arrivare all’abbattimento delle tariffe doganali sul 90% delle merci vendute nei commerci interni al continente africano, favorire lo sviluppo di una più capillare politica di investimento e agevolare la velocità di transito delle merci lungo i confini, dando impulso ad una generale crescita economica su base continentale.

A dispetto della portata dell’accordo, tuttavia, non poche sono le difficoltà d’esecuzione e le perplessità espresse da numerosi paesi africani, soprattutto in merito alla mancanza di efficaci infrastrutture per poter effettivamente dar corso alla portata di quanto auspicato nel testo nell’accordo.

Restano poi ancora da definire la gran parte delle normative specifiche relative alla transizione nella gestione dei dazi doganali e ai regolamenti che dovrebbero caratterizzare ed armonizzare le procedure economiche ed industriali nel continente, così come le regole sull’origine dei prodotti.

Perplessità e dubbi sono inoltre espresse da numerosi paesi in merito all’effettiva capacità dell’Unione Africana di individuare soluzioni atta a permettere l’effettiva adozione dell’accordo anche nelle aree interessate da conflitti o più semplicemente dalla competizione economica intra-continentale.

Non pochi timori, infine, sono connessi al negativo impatto della pandemia sulle economia globali e quelle regionali in particolare, con lo spettro di una crisi che imponga poi un brusco arresto ad ogni entusiasmo connesso all’iniziativa continentale.

Non meno complesso l’avvio dell’AfCTA nella regione del Corno d’Africa, dove tre fattori in modo particolare rischiano di limitarne l’effettiva implementazione. Il primo è la mancata adesione dell’Eritrea all’accordo, unico tra i paesi africani, che, sebbene rappresenti un caso limitato, si pone come uno dei paesi chiave dell’area che si affaccia sul Mar Rosso.

Il secondo fattore riguarda invece la ratifica del trattato nella regione, per la quale Kenya, Etiopia e Gibuti hanno già provveduto, mentre Sudan e Somalia mancano ancora all’appello.

Il terzo ed ultimo fattore – e probabilmente il più importante – è invece quello del tentativo di Eritrea, Etiopia e Somalia di promuovere una propria strategia regionale di gestione dei dazi e del controllo delle frontiere, da molti ritenuta antagonistica all’AfCTA e soprattutto al contestuale asse di sviluppo proposto dal Kenya all’Etiopia, strutturato per l’export sui terminali di Mombasa e Gibuti.

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