Il direttore del Servizio Generale di Intelligence egiziano, Magg. Gen. Abbas Kamel, si è recato in visita in Sudan il 4 gennaio per discutere con le autorità del Consiglio Sovrano dei più recenti sviluppi connessi alla questione della diga del GERD in Etiopia.

Il Gen. Kamel ha incontrato a Khartoum il presidente del Consiglio Sovrano Ten. Gen. Abdel Fattah al-Burhan, il vice-presdiente Ten. Gen. Mohamed Hamdan Dagalo, il primo ministro Abdallah Hamdok e il direttore dell’intelligence sudanese Gen. Jamal Abdul Majeed.

La visita è stata condotta all’indomani del fallimento nella ripresa dei colloqui regionali sullo sviluppo della controversa diga, provocato dal rifiuto del Sudan di continuare la discussione sul piano tripartito con Etiopia ed Egitto, chiedendo al contrario all’Unione Africana di organizzare separati tavoli di discussione bilaterali con ognuno dei paesi della regione coinvolti.

Il Sudan lamenta la violazione da parte dell’Etiopia della Dichiarazione di Principi del 23 marzo 2015 siglata a Khartoum, nella quale il Sudan, l’Egitto e l’Etiopia si sono impegnate a gestire di comune accordo i flussi idrici del Nilo Blu.

Le relazioni tra il Sudan e l’Etiopia hanno subito un progressivo deterioramento nel corso degli ultimi due anni, vedendo il governo di Khartoum abbandonare la tradizionale posizione conciliatoria con l’Etiopia e aprendo al contempo alle istanze dell’Egitto, divenuto sempre più ostile al progetto di sviluppo della diga del GERD. Le relazioni tra l’Etiopia e il Sudan hanno subito un ulteriore deterioramento, poi, in conseguenza del conflitto del Tigrai – che ha generato ingenti flussi di profughi verso il confine sudanese – e delle rinnovate tensioni nell’area dell’al-Fashaga – che geograficamente ricade in territorio sudane ma sulla quale vivono da lungo tempo comunità di agricoltori etiopici.

Il 9 gennaio funzionari sudanesi si sono invece incontrati con esperti dell’Unione Africana per una sessione bilaterale dedicata alla diga del GERD, per definire un chiaro quadro normativo da discutere poi parallelamente con Etiopia ed Egitto e nell’ottica di coinvolgere l’Unione Africana stessa quale attore negoziale del complesso intreccio di interessi tra i paesi interessati dalla gestione dei flussi idrici del Nilo Blu.

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