Un nuovo attentato è avvenuto a Mogadiscio il 7 gennaio: 4 soldati e un civile sono deceduti nell’esplosione di un ordigno al passaggio del Direttore della Polizia penitenziaria, illeso. L’attacco è stato rivendicato dagli Al-Shabaab. Sebbene di scala minore, esso prova tuttavia come il movimento riesca a superare le rigide misure di sicurezza in vigore nella capitale, con molti posti di blocco sulle strade principali, volte a scongiurare atti violenti. Un altro attacco era avvenuto contro un posto un blocco eretto presso Mataban, nell’Hiran, con 3 vittime militari (8 gennaio).

In positivo per le Autorità era giunta nella giornata del 7 la notizia dell’uccisione di un leader terrorista e di otto suoi sodali, intenti a pianificare un attacco a una base militare nel Bay, nel sud-ovest. L’Esercito ha potuto far leva su informazioni circa l’attacco. È un segnale di collaborazione con le Forze di sicurezza che allontana invece ipotesi di interlocuzione con i terroristi, che pure secondo alcuni osservatori sarà infine necessaria.

Il Governo federale ha schierato da parte sua militari delle Forze Haram’aad a Beledweyne, dopo i disordini scoppiati in città. Due aerei vi hanno trasportato militari di stanza a Mogadiscio, per prevenirvi ulteriori moti mentre quel neoeletto leader Gudlaawe era impegnato in colloqui con il Presidente Farmaajo a Mogadiscio.

Un’altra azione di forza è avvenuta nel Gedo, dove forze federali hanno esteso il proprio controllo; si tratta di aumentare la pressione sulle autorità regionali dell’Oltregiuba, che ne chiedono invece il ritiro come condizione per tenere le elezioni a febbraio. Il Presidente regionale Madobe è insolitamente pacato nella richiesta di ritiro dei militari e di pace come condizione per il voto.

Per quanto alla politica interna e appunto a tali elezioni si segnala l’incontro tra il Premier Roble e Abdirahman Abdishakur – leader del partito di opposizione Wadajir. L’incontro, a porte chiuse, ha affrontato le critiche sul processo elettorale e il sempre controverso Comitato elettorale. Il Presidente del Senato Hashi ha poi riferito di un accordo in merito, con l’aggiunta di tre membri aggiuntivi rispetto agli 11 già indicati.

Si tenta di recuperare il tempo perduto, ma le divergenze su Somaliland e Gedo ancora impediscono una piena accelerazione della campagna elettorale e dei preparativi per legislative e presidenziali.

RISPONDI

Prego inserisci un commento
Scrivi il tuo nome