Le forze armate federali etiopiche hanno catturato nel corso dell’ultima settimana alcuni esponenti di spicco delle ex autorità del TPLF tigrino, tra cui l’ex vice presidente Abay Woldu, l’ex vice-presidente Abrham Tekeste e lo storico esponente del partito Sebahat Nega, tra le principali figure della guerra che portò alla caduta del DERG e alla ricostruzione dell’Etiopia.

La notizia degli arresti è stata dapprima confermata dal Brigadiere Generale Tesfaye Ayalew, a capo del Dipartimento dell’impiego delle forze militari federali etiopiche, e poi dai media nazionali, che hanno mostrato gli ex esponenti del TPLF in manette, al loro arrivo all’aeroporto di Addis Abeba.

Tra gli arrestati figura anche Solomon Kidane, già vice-sindaco di Addis Abeba, Tekele Woyni, ex CEO della Relief Society of Tigray, l’ex ambasciatore Abadi Zemu e infine l’ex portavoce del Tigrai Kidusan Nega.

Sarebbe stato invece ucciso nel tentativo di sottrarsi alla cattura Sekuture Getachew, esponente di spicco del TPLF che lo scorso novembre aveva ammesso che le forze speciali del Tigrai avessero attaccato per prime quelle federali, la notte del 3 novembre 2020, aprendo il fuoco contro la base dell’esercito federale di Dansha, nella parte occidentale del Tigrai. Avrebbe perso la vita in uno scontro a fuoco anche l’ex direttore della televisione nazionale, Abebe Asgedom.

Non è stato ancora identificato invece il nascondiglio del vertice del TPLF, Debretson Gebremichael, e di alcuni dei suoi più stretti collaboratori di vertice, sui quali le forze armate federali hanno posto una taglia di 10 milioni di birr (equivalenti a 250.000 US$).

Si moltiplicano sulla stampa internazionale le accuse all’Eritrea, infine, sospettata di aver partecipato in modo diretto agli scontri nella regione nel Tigrai e di aver deportato i profughi eritrei presenti nei locali campi. Secca smentita da parte tanto di Asmara quanto di Addis Abeba circa un coinvolgimento eritreo nel Tigrai, sebbene alcuni organi di stampa abbiano citato il sindaco ad interim di Macallè, Ataklti Haileselassie, e il comandante delle forze federali etiopiche del nord, Gen. Belay Seyoum, i quali avrebbero implicitamente ammesso la presenza di militari eritrei nella regione.

Ufficialmente, secondo il governo di Addis Abeba, all’Eritrea è stato solo concesso di riprendere il controllo della città di confine Badme, assegnata dagli accordi internazionali all’Eritrea ma mai liberata dall’Etiopia in passato, determinando il conflitto del 1998-2000.

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