Dopo 29 anni di permanenza all’interno dell’ambasciata italiana, dove si erano rifugiati nel 1991 alla caduta del regime del DERG di Menghistu, sono tornati liberi il 27 dicembre i due – dei quattro – gerarchi del regime che avevano cercato la salvezza e poi protezione nella sede diplomatica italiana.

Berhanu Bayet, ex ministro degli esteri, e Addis Tedla, già capo di stato maggiore delle forze armate, hanno ricevuto pochi giorni prima della fine dell’anno la revoca della condanna a morte dal governo etiopico, potendo in tal modo tornare in libertà vigilata.

Il governo del premier Abyi Ahmed, nel tentativo di sanare l’ormai trentennale questione connessa alle atrocità del regime del DERG, ha ritenuto maturi i tempi per una cancellazione dei capi d’accusa contro i due gerarchi, che, potenzialmente, rischiavano di essere processati e condannati alla pena capitale.

Alla fuga di Menghistu, nel 1991, e al contestuale crollo del sanguinario regime del DERG, alcuni alti esponenti del cessato governo decisero di chiedere protezione all’interno delle ambasciate straniere nella capitale, e alcuni di loro si rifugiarono in quella italiana.

Oltre ai due ex esponenti del DERG liberati il 28 dicembre, nel 1991 si rifugiarono nell’ambasciata italiana anche Hailu Yimenu, primo ministro ad interim e comandante delle forze armate in Eritrea, e Gebre Kidan, ministro della difesa e presidente per una settimana, dopo la fuga di Menghistu.

Hailu Yimenu si tolse la vita un mese dopo l’ingresso in ambasciata, impiccandosi al cancello della stessa, mentre Gebre Kidan resto ferito mortalmente nel 2004 durante una rissa Berhanu Bayet.

Entrambi i casi rischiarono a lungo di provocare imbarazzi e complicazioni giudiziali per l’Italia, che sin dal 1991 fece calare un velo di silenzio sui rifugiati, chiamati nelle corrispondenze ufficiali come i “noti ospiti”.

Entrambi saranno adesso obbligati a vivere nella capitale con obbligo della firma quotidiana presso le stazioni di polizia delle rispettive aree di residenza, ma in molti temono che possano presto lasciare il paese e raggiungere le proprie famiglie in Canada, dove si sono trasferite all’indomani della caduta del regime del DERG.

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