Dopo aver annunciato a fine dicembre la sua intenzione di candidarsi per un quinto mandato presidenziale, il presidente di Gibuti Ismail Omar Guelleh (73 anni) deve ora affrontare il non facile compito di organizzare una tornata elettorale blindata dalle accuse di un’impossibile competizione democratica.

La rielezione di Guelleh il prossimo 9 aprile è data per scontata, e poco sembra poter sortire la protesta organizzata dal partito di opposizione Radde nelle ultime settimane, che lamenta il continuo rifiuto delle autorità nei confronti delle richieste per organizzare raduni politici, costringendo i propri sostenitori ad improvvisare riunioni pubbliche attraverso la catena di messaggi dei social media. Le opposizione politiche, ridotte progressivamente dall’incisiva azione delle autorità di governo del paese, lamentano l’impossibilità di candidarsi in un sistema equo e democratico, denunciando il controllo da parte del governo soprattutto della Commissione Elettorale.

Per Omer Guelleh, quindi, che ha ricevuto l’investitura di candidato ufficiale del partito Raduno Popolare per il Progresso (RPP) lo scorso 9 gennaio, si pone ora il complesso compito di favorire la partecipazione di almeno un candidato d’opposizione che permetta di presentare quelle del prossimo aprile come delle vere elezioni, e non una semplice ratifica del in solitaria del suo quinto mandato.

Omar Guelleh, come presidente di una ex colonia francese che ha mantenuto un intenso legame con Parigi, guarda con interesse ad un confronto politico con il presidente Emmanuel Macron in merito alle prossime elezioni e più in generale alle dinamiche regionali. Ha pertanto richiesto di recarsi in visita ufficiale a Parigi, da dove tuttavia non ha ancora ricevuto una data e dove secondo alcuni analisti il presidente Macron avrebbe preso tempo per riflettere sull’evoluzione del rapporto con il piccolo paese del Corno d’Africa.

Il sempre più intenso rapporto di Gibuti con la Cina costituisce un elemento di discontinuità rispetto al tradizionale equilibrismo politico del paese, con riflessi che interessano sempre più da vicino gli Stati Uniti e l’Europa.

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