Il perdurare degli scontri nella regione del Tigrai e la caccia agli esponenti del partito ribelle del TPLF ha fatto registrare nel corso degli ultimi giorni la morte di alcuni esponenti storici della politica etiopica.

Seyoum Mesfin, 71 anni, tra i fondatori del TPLF e già ministro degli esteri dal 1991 al 2010, che nel 2000 firmò il cessate il fuoco con l’Eritrea insieme al suo omologo Haile Woldetensae, è stato ucciso in uno scontro a fuoco con le truppe federali etiopiche insieme ad altri due esponenti del partito, Asmelash Weldaselase e Abay Tsehaye.

Seyoum Mesfin fu tra i fondatori del TPLF nel 1975 e, come molti della sua generazione, aderì alla lotta contro la dittatura del DERG promuovendo le istanze indipendentiste dell’Eritrea e quelle autonomiste delle diverse etnie etiopiche. Personaggio molto noto e stimato a livello internazionale, la sua morte ha destato sconcerto e dimostrato come il conflitto nella regione del Tigrai sia ancora attivo in più parti della regione.

Il governo etiopico ha stilato all’inizio del conflitto una lista di 167 nomi tra gli uomini dell’ex TPLF ad essere ricercati con priorità assoluta, e ad oggi 47 di questi sono stati catturati o eliminati nel corso degli scontri.

Resta ancora latitante l’ex presidente del TPLF, Debretsion Gebremichael, il cui rifugio è ignoto ma dal quale quale continua a diramare comunicati e tenere i contatti con numerose delle unità militari ancora fedeli alla deposta leadership del TPLF. Alla macchia anche l’ex generale Tsadkan Gebretensae, ex generale dell’esercito federale poi divenuto esponente di spicco del TPLF e del suo apparato militare.

Si sono invece arresi il 24 gennaio quattro ex alti ufficiali del TPLF, il Magg. Gen. Mohamed Esha, il Brig. Gen. Mulugeta Berhe, il Col. Gebrewahed Hailu e il Col. Grebeegziabhier Gebremicheal. Tutti e quattro sono stati trasferiti ad Addis Abeba con un aereo del governo e posti sotto la custodia della polizia federale.

Il comitato elettorale etiopico ha intanto fatto sapere di aver cancellato il TPLF dalle liste dei partiti politici dell’Etiopia, con l’accusa di aver attentato all’ordine costituzionale. Sparisce dopo 45 anni, quindi, il partito della lotta al regime del DERG e fautore el moderno assetto costituzionale del paese.

Le organizzazioni umanitarie internazionali continuano a lamentare la difficoltà nell’ottenere i permessi per raggiungere l’area del Tigrai e le zone interessate dai combattimenti, dove temono che le devastazioni del conflitto abbiano generato una crisi umanitaria di ampie proporzioni.

La presenza di unità del disciolto esercito regionale del Tigrai nelle aree montuose, e il perdurare di combattimenti in numerose aree dell’area avrebbero generato secondo le principali organizzazioni umanitarie una gravissima crisi alimentare e sanitaria, aggravata dalla presenza di migliaia di profughi in fuga dalle città verso il confine con il Sudan. Sarebbero circa 55.000, allo stato attuale, i profughi tigrini riparati nel vicino Sudan, la cui gestione sarebbe resa difficoltosa dal perdurare degli scontri e dalle incursioni di miliziani Amhara.

Ha espresso preoccupazione per l’andamento della crisi in Tigrai anche il nuovo Segretario di Stato USA Anthony Blinken, chiedendo alle autorità etiopiche di favorire l’accesso alle organizzazioni umanitarie.

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