Il governo sudanese lamenta il perdurare della tensione con l’Etiopia lungo il confine, e in particolar modo accusa il governo di Addis Abeba di compiere continue provocazioni attraverso lo sconfinamento di aerei militari etiopici nello spazio aereo sudanese.

Secondo le autorità di Khartoum, sei contadini sudanesi sarebbero rimasti uccisi in uno scontro a fuoco lo scorso 11 gennaio nell’area contesa dell’al-Fashaga, dove sono presenti sin dagli anni ’80 dello scorso secolo – con l’avallo di Khartoum – comunità agricole etiopiche.

Le tensioni di confine si sono riverberate anche sul processo di dialogo regionale connesso allo sviluppo della diga del GERD, nella regione del Benishangul-Gumuz, la cui ultima riunione è stata disertata dal Sudan provocando un pericoloso stallo.

Un nuovo incidente, secondo le autorità sudanesi, si sarebbe verificato lo scorso 24 gennaio nella provincia di al-Gaderef, sempre lungo la linea del confine tra i due paesi, quando una pattuglia dell’esercito sudanese sarebbe stata colpita da colpi di mortaio provenienti dal territorio etiopico. L’attacco non avrebbe provocato vittime, innalzando tuttavia drammaticamente il livello della tensione già in atto.

Il primo ministro sudanese Abdullah Hamdok ha inviato a metà gennaio una lettera al segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, nella quale lo informa del ripristino del controllo dell’area di al-Fashaga da parte elle forze armate di Khartoum quale esercizio della sovranità nazionale, senza alcuna intenzione di attaccare l’Etiopia o provocare un conflitto. Il Sudan, tuttavia, accusa apertamente l’Etiopia di sostenere le milizie Amhara accusate di aver provocato le violenze nella regione contesa, con l’intento di esercitare un controllo di fatto a danno della sovranità sudanese.

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