Il segretario del gabinetto per la difesa del Kenya, Monica Juma, ha commentato lo scorso 26 gennaio la questione del ritiro delle forze militari di Nairobi dalla Somalia, sostenendo che il contingente del Kenya deve essere considerato nell’ambito del suo mandato stabilito dall’Unione Africana con la creazione della missione AMISOM, e il suo ritiro deve quindi essere parte di un processo che coinvolge il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

In sintesi, secondo il segretario del gabinetto per la difesa, non è il Kenya a poter decidere autonomamente il ritiro delle proprie unità militari dalla Somalia, quanto piuttosto l’Unione Africana e le Nazioni Unite.

La questione della presenza delle forze keniane in Somalia e del loro eventuale ritiro scaturisce dalle polemiche generate dagli incidenti di confine tra i due paesi, che hanno determinato lo scorso 25 gennaio la morte di 11 persone e al ferimento di almeno venti.

In particolar modo, il Kenya si è rivolto all’Unione Africana lamentando l’attacco di forze federali e regionali somale a Bula Hawa, la città di confine somala nella regione di Gedo, a poche centinaia di metri distanza dalla cittadina keniana di Mandera. Secondo le autorità di Nairobi, gli scontri sono stati intenzionalmente provocati dai somali, nell’ambito di un conflitto tra le forze federali e quelle regionali dello Stato Regionale del Jubaland. Secondo il Kenya, le forze federali somale avrebbero preso il controllo della cittadina di Bula Hawa lo scorso mese di marzo, sottraendone il controllo alle forze dello Stato Federale del Jubaland agli ordini di Abdirashid Hassan Abdinur (o anche Abdirashid Janan), che avrebbero trovato riparo in territorio keniano. Dalla città di Mandera, queste forze avrebbero programmato il tentativo di riconquista della città somala di confine di Bula Hawa, ricevendo armi dalla città di Kismayo.

Lo scorso lunedì 25 gennaio, nel cuore della notte, sono iniziati violenti combattimenti lungo il confine, tra le periferie di Bula Hawa e Mandera, che si sono protratti sino alla tarda mattinata.

Il governo somalo ha sostenuto di aver condotto una campagna militare per impedire l’accesso nel paese di armi da parte di trafficanti somali e stranieri, accusando apertamente il Kenya di sostenere militarmente le formazioni ribelli del Jubaland presenti nella città di Mandera.

Il Kenya ha seccamente smentito ogni responsabilità, sostenendo al contrario la responsabilità della Somalia nel progressivo deterioramento delle relazioni bilaterali tra i due paesi, che ha portato alla sospensione delle relazioni diplomatiche tra Nairobi e Mogadiscio.

La crisi di confine ha portato al rinnovo della richiesta somala di espulsione delle forze keniane dal contingente di Amisom, determinando il 26 gennaio l’intervento dell’Unione Africana, che chiede ai due paesi di favorire il dialogo e individuare una soluzione pacifica alle proprie controversie.

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