Secondo voci riportate dalla stampa regionale, il colonello etiopico Haile Gabre (o Gebregziabher Alemseged), tigrino e legato alla cessata autorità del TPLF, avrebbe trovato rifugio insieme ad altri alti ufficiali etiopici nella città di Hargeisa, nel Somaliland.

Il colonnello Gabre salì agli onori delle cronache locali nel 2006, quando coordinò l’intelligence militare etiopico nella conquista della città di Mogadiscio, da poco liberata dal dominio delle Corti Islamiche.

Il coordinamento della repressione politica e militare nella capitale somala attirò sul Gabre una trasversale concentrazione di rancori, dalla quale ne risultò una reputazione – di difficile verifica – costruita sulla corruzione e la prevaricazione.

Si disse che era solito corrompere e farsi corrompere da esponenti della politica somala, allo scopo di accreditarli presso le autorità di Addis Abeba, e che gestisse – tramite un cugino – un lucroso giro d’affari sulla Somalia tramite una società con sede negli Emirati Arabi Uniti.

Venne accusato di essersi appropriato di fondi dell’IGAD destinati alla Somalia, così come di aver gestito un traffico d’armi nella regione del Bay, senza tuttavia che alcuna di queste accuse potesse mai essere provata a danno dell’ufficiale etiopico.

Tornato in Etiopia, e promosso generale, venne poi nominato nel 2015 inviato speciale per la Somalia nel decennio successivo, generando malcontento e dissapori nella capitale somala.

Un popolare gruppo musicale somalo dedicò in quell’occasione una ballata di denuncia contro il ruolo di Gabre, definendolo senza mezzi termini un criminale di guerra e un faccendiere.

L’Etiopia, dopo la caduta del TPLF in Tigrai, ha diramato un mandato di cattura internazionale per 76 ex membri del disciolto Fronte di Liberazione Popolare del Tigrai, tra cui Gabre, che Addis Abeba sospetta voglia cercare di riparare in Egitto.

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