Il 26 gennaio l’Etiopia ha rinnovato la propria richiesta al Sudan di ritirare il contingente militare dall’area di al-Fashaga, a seguito dei ripetuti incidenti di frontiera nell’area contesa tra i due stati.

Il portavoce del ministero degli esteri di Addis Abeba, Dina Mufti, ha rinnovato nel corso di un’intervista alla stampa internazionale la disponibilità dell’Etiopia di tornare al tavolo delle trattative per trovare una soluzione alla disputa che divide i due paesi da quasi un secolo.

Nessuna mediazione, tuttavia, secondo il portavoce Mufti, può essere avviata senza che siano prima ritirate le forze militari sudanesi dall’area, tornando alle posizioni storicamente occupate prima dello scorso dicembre.

Secondo Dina Mufti è necessario tornare agli strumenti già da tempo disponibili per la soluzione del problema – i tavoli politici e tecnici – attraverso un atto di reciproca fiducia e di disponibilità al dialogo.

Un discorso conciliante e pacato, quello del portavoce Mufti, che si è tuttavia concluso adottando toni minacciosi, sostenendo che l’Etiopia non è disposta ad aspettare indefinitamente la disponibilità del Sudan, con il concreto rischio che quando le unità dell’esercito federale etiopico raggiungeranno le rive del fiume Tekeze lo debbano attraversare.

Il giorno successivo alle dichiarazioni di Mufti, una delegazione sudanese presieduta da Mohamed Al-Faki Suleiman, membro del Consiglio Sovrano, insieme al direttore dell’intelligence nazionale, Gen. Jamal Abdul Majeedsi, e al ministro per gli affari religiosi, Nasreddin Mufreh, si è recata in Arabia Saudita per una visita ufficiale di un giorno.

La visita si inserisce in un tentativo di mediazione della crisi tra Sudan ed Etiopia da parte dell’Arabia Saudita, apprezzato da entrambi i paesi ma ancora in una fase puramente esplorativa delle posizioni da parte degli interlocutori sauditi.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here