Le celebrazioni per il primo anniversario della morte dell’ex presidente Daniel Arap Moi, il 4 febbraio, sono state trasformate dal presidente Uhuru Kenyatta in una manifestazione politica finalizzata a sostenere il referendum sulla Building Bridge Initiative (BBI).

La BBI è stata lanciata nel 2018 dal presidente Kenyatta e dal suo oppositore politico Raila Odinga nell’ambito di quello che in Kenya è diventato noto come l’accordo della “stretta di mano”, che ha sancito il riconoscimento della contestata vittoria elettorale di Kenyatta alla presidenza.

La BBI rappresenta un processo di riforma amministrativa e politica dello Stato, idealmente atto ad impedire che le violenze politiche tornino a dominare ogni fase della vita istituzionale del paese. Una commissione di 14 membri, guidata dal senatore di Garissa Yusuf Haji, ha analizzato nel corso di oltre un anno di lavoro i principali elementi del sistema politico e amministrativo del Kenya, proponendo una serie di emendamenti da apportare alla Costituzione. Tra i principali elementi di questo progetto figura la re-introduzione della figura del primo ministro, una maggiore autonomia di budget delle contee e la nomina di un Leader Ufficiale dell’Opposizione, che guiderà un governo ombra la cui funzione sarà quella di esaminare le politiche dell’esecutivo e individuarne le criticità. La riforma include anche l’ampliamento dei collegi elettorali, portandoli a 360.

La questione del referendum sulla BBI è diventata parte integrante della campagna elettorale per le elezioni generali del 2022, che il presidente uscente Uhuru Kenyatta vorrebbe vedere condotte dopo il successo della riforma costituzionale.

L’esito del referendum sulla BBI, che si dovrebbe tenere il prossimo giugno, non è tuttavia scontato per Kenyatta, soprattutto alla luce delle indiscrezioni che sono trapelate nel corso delle ultime settimane in seno alle componenti politiche incaricate di valutare il potenziale di sostegno popolare.

Anche i sondaggi pubblici hanno presentato un quadro estremamente negativo in merito al gradimento popolare sulla BBI, e secondo alcuni tra questi solo uno su tre elettori sarebbe intenzionato a votare a sostegno del progetto di riforma costituzionale.

Ad allarmare il presidente Kenyatta è soprattutto la regione che storicamente rappresenta la sua roccaforte elettorale, il Monte Kenya, dove secondo una stima segreta trapelata tuttavia alla stampa, solo il 20% sarebbe favorevole al sostegno della BBI.

Kenyatta attribuisce la crisi della regione del Monte Kenya alla conflittualità politica innescata dai candidati interessati a succedergli alle elezioni del 2022, e in particolar modo il suo vice presidente William Ruto, che il presidente accusa di aver lanciato una campagna anticipata, il cui risultato è stato solo quello di una forte polarizzazione del clima politico nazionale.

La campagna di Ruto, inoltre, è fortemente imperniata sulla critica alla cooperazione con le forze d’opposizione dell’Orange Democratic Movement di Raila Odinga, determinando ulteriore tensione nel rapporto con Kenyatta.

Partecipando ad alcuni incontri organizzati per ricordare la figura dell’ex presidente Daniel Arap Moi, quindi, il presidente Kenyatta ha lanciato una chiara accusa ad alcuni esponenti politici, definendoli come arroganti e intenzionati solo a polarizzare il contesto politico nazionale.

In particolare ha colpito il modo in cui il presidente ha celebrato la figura dell’ex presidente Moi (già vice-presidente all’epoca della presidenza del padre di Kenyatta), descrivendone il rispetto per il predecessore e il successore, nell’ambito di una narrativa chiaramente letta dai presenti come un atto di accusa a Ruto.

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