È giunto in Somalia a termine il mandato di Farmajo (8 febbraio), ma i colloqui di Dhusamareb non hanno prodotto ancora una soluzione condivisa che sblocchi il percorso verso le elezioni; la decisione è ora ai due rami del Parlamento nazionale. Il sostegno dell’ONU e dell’UA che seguono da vicino il dossier somalo è un freno al pieno fallimento, ma la dinamica è gestita da leader con obiettivi molto differenti.

Le istituzioni nazionali e i loro partner internazionali sono in ciò vittime della loro stessa retorica. Esse hanno attribuito al voto un valore assoluto, di conferma della ritrovata normalità politica, sociale ed economica. Nella realtà, ciò ha dato modo a quanti intendevano impedire la “consacrazione” di Farmajo di sabotarne l’azione. Allo stesso momento, l’operato di quest’ultimo ha finora conseguito dei progressi evidenti, ma certo il processo non era ultimato.

Le agende interne sono rimaste distinte e conflittuali, in particolare rispetto alle tensioni regionali con Oltregiuba e Puntland i cui leader vedono l’impronta centralista/nazionalista come strumento volto non a riunire i somali, quanto a cancellare le divisioni del potere poggiate sulla struttura federale sinora concordata. Su questa linea di faglia si sono innestate le critiche dall’opposizione, che viene allora facilmente tacciata dalla cerchia presidenziale di antipatriottismo. Il risultato è il goffo tentativo di far passare scelte e personalità ingombranti per un vicolo diventato molto stretto; non mancano quanti lo definiscono “cieco” senza mezzi termini.

Se ne avvantaggiano ancora una volta i terroristi dell’al-Shabaab, protagonisti di nuovi attacchi a Mogadiscio, anche di tipo incendiario e dunque afferenti alla criminalità e all’estorsione più che al terrorismo. L’area della capitale è stata teatro di altri episodi violenti e se l’Esercito ha ucciso a Dhusamareb otto miliziani responsabili del fallito attacco alla delegazione governativa, i terroristi sono invece riusciti a conquistare il centro di Warmahan – circa 80 km a sud di Mogadiscio. Il controllo del territorio garantisce lucrosi traffici al terrorismo, ancor più in tempo di pandemia.

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