La Corta Internazionale di Giustizia ha respinto la richiesta del Kenya di rimandare per la quarta volta la discussione in merito alla questione della delimitazione delle acque territoriali con la Somalia.

Il 12 febbraio la Corte ha notificato al Kenya che le audizioni sulla disputa riprenderanno il prossimo 15 marzo, sebbene non in presenza.

È stata in tal modo formalmente respinta la richiesta del Kenya di posticipare ancora una volta la prosecuzione del caso, reiterata il mese scorso, e giustificata dalla presunta mancanza della necessaria dotazione di carte specificamente utilizzabili per la discussione del caso, così come per le modalità a distanza delle audizioni, che secondo Nairobi impedirebbero una puntuale capacità di esposizione dei fatti.

Secondo quanto comunicato dal procuratore generale del Kenya Kihara Kariuki, Nairobi non sarebbe nelle condizioni di difendersi compiutamente nel caso in cui le audizioni dovessero svolgersi – come programmato – a distanza, minacciando di non presentarsi in udienza.

Il procuratore generale, in quella che è sembrata alla Corte Internazionale di Giustizia come una pretestuosa argomentazione, ha poi sostenuto che il governo della Somalia è formalmente decaduto dal suo incarico, mancando quindi una legittimazione della controparte nella gestione del caso. Argomentazioni che non hanno convinto la Corte, che, anzi, ha risposto al Kenya reiterando la decisione di voler procedere con le audizioni a partire dalla data del prossimo 15 marzo.

Anche la Somalia ha protestato contro la richiesta di ulteriore rinvio da parte del Kenya, confermando alla Corte dell’Aja di essere pronta a sostenere le audizioni programmate a partire dal prossimo 15 marzo.

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