Lo stallo negoziale sulla questione della diga del GERD rischia di provocare pericolose incomprensioni tra il Sudan e l’Etiopia.

La notizia rilanciata da alcune testate regionali di una possibile intenzione unilaterale dell’Etiopia di voler procedere con una seconda fase di riempimento del bacino idrico della diga il prossimo luglio ha destato allarme a Khartoum, che definisce tale ipotesi una minaccia alla sicurezza nazionale sudanese.

Il Sudan accusa apertamente l’Etiopia di aver sistematicamente rifiutato le proposte di compromesso e negoziato proposte da Khartoum e dal Cairo, e soprattutto di aver violato i termini della Dichiarazione dei Principi siglata a garanzia della capacità di individuare una soluzione nella gestione della diga.

Una delle soluzioni ritenute possibili dal Sudan per superare le attuali divergenze è quella di definire un sistema di gestione congiunto della diga, che includa Sudan ed Egitto nella capacità di gestione dei flussi idrici gestiti dall’impianto al suo completamento, per assicurare la massima trasparenza e la più completa fiducia tra i partner.

Secondo quanto recentemente dichiarato in un’intervista dal capo del dipartimento tecnico del ministero sudanese per l’irrigazione e le risorse idriche, Mustafa Hassan, il governo di Khartoum sarebbe alquanto pessimista circa l’evoluzione delle relazioni con l’Etiopia – interessate anche da questioni confinarie e dalla presenza di milizie che alimentano violenze etniche su ambo i lati del confine – e si appresterebbe a dover gestire “il peggio”.

La percezione di una ineluttabilità della crisi tende purtroppo a diffondersi velocemente in entrambi i paesi, allarmando tuttavia soprattutto l’Etiopia, ancora impegnata nella gestione della difficile crisi del Tigrai e le cui autorità vedono con preoccupazione la possibilità di un’escalation con il Sudan alimentata e sostenuta dall’Egitto.

Il governo di Abiy Ahmed intende anche cercare di rinsaldare il legame con Washington, decisamente deterioratosi sotto l’amministrazione Trump, che aveva espresso aperte critiche alla gestione del progetto GERD da parte dell’Etiopia. Nell’ottica di favorire un miglioramento delle relazioni con l’amministrazione Biden, il governo dell’Etiopia punta sulla capacità di lobbying di alcune società specializzate e sulla ripresa di un dialogo amichevole sul piano bilaterale, dove ha di fatto già ottenuto un risultato con le dichiarazioni del portavoce regionale del Dipartimento di Stato, Samuel Warburg, che si è dichiarato certo della possibilità di una soluzione negoziata tra Egitto, Sudan ed Etiopia.

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