Dopo poco più di 3 mesi dall’inizio del conflitto nella regione del Tigrai fra il governo federale e il TPLF (Fronte Popolare di Liberazione del Tigrai) alcune organizzazioni internazionali sono state fatte entrare a Macallè, la capitale della regione nel nord-ovest dell’Etiopia. L’evento ha assunto particolare importanza, poiché per la prima volta degli osservatori esterni hanno potuto varcare i confini del Tigrai dopo mesi di chiusura pressoché totale della regione.

Mercoledì 10 febbraio, il capo della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa Francesco Rocca ha visitato Macallè, sottolineando come la situazione rimanga piuttosto critica: solamente 4 dei 40 ospedali regionali sono in funzione e numerose forniture di medicinali, ma non solo, mancano all’appello. Rocca, inoltre, ha aggiunto che circa l’80% della popolazione tigrina non ha accesso all’assistenza umanitaria.

Sebbene il Tigrai sia una delle regioni meno popolose dell’Etiopia è stata per lungo tempo lo snodo nevralgico del potere nella repubblica federale. La sua centralità è riconducibile al ruolo preponderante ricoperto dal TPLF nelle istituzioni federali prima dell’ascesa del primo ministro Abiy Ahmed nel 2018. L’egemonia del TPLF è andata gradualmente sgretolandosi a seguito della nascita del Partito della Prosperità e dell’esclusione della formazione tigrina dall’esecutivo federale. Il conflitto in Tigrai, in quest’ottica, è stato il punto di svolta di una transizione politica in atto da tempo.

Ad oggi vi è un intenso dibattito fra le autorità governative etiopiche e la comunità internazionale rispetto alla situazione nel Tigrai. Molte organizzazioni umanitarie temono che il conflitto possa innescare una situazione di carestia generalizzata in un’area già di per sé soggetta a problematiche di questo tipo. Secondo le previsioni più pessimistiche, le persone in necessità di assistenza alimentare ammonterebbero a 4,5 milioni – ovvero più del 60% della popolazione tigrina. Le stime governative rivedono tale previsione al ribasso, affermando che gli individui richiedenti assistenza sarebbero 2,5 milioni e che il governo sarebbe perfettamente in grado di raggiungerle. Infine secondo l’ONU la cifra si aggira fra i 2,5 e i 3 milioni di persone.

A questo riguardo, il World Food Programme nella persona del suo presidente, David Beasley, ha annunciato sabato 6 febbraio il raggiungimento di un accordo col governo federale etiopico per l’inizio della distribuzione di derrate alimentari. Dal suo profilo twitter, Beasley ha pubblicato un video che testimonia l’inizio delle operazioni per la distribuzione di circa 20,000 tonnellate di cibo, le quali serviranno a nutrire approssimativamente 1,3 milioni di persone. Ciò dovrebbe consentire di alleviare il rischio di carestia in una regione già provata da ingenti perdite di vite umane.

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