Filsan Abdullahi Ahmed, alla guida del ministero etiopico per la Donna, i Minori e la Gioventù, ha confermato lo scorso 11 febbraio che il governo ha ricevuto rapporti dalle aree del Tigrai interessate dalle recenti vicende belliche nell’ambito dei quali sono contenute “prove conclusive e al di sopra di ogni dubbio” in merito alle violenze commesse sulle donne, inclusi gli stupri da più parti denunciati nel corso dei mesi precedenti.

Una speciale Task Force governativa ha condotto accurate indagini per conto delle autorità di Addis Abeba, riscontrando la veridicità delle informazioni trapelate dalla regione del Tigrai nel corso delle ultime settimane, mentre il ministro Filsan Abdullahi Ahmed ha voluto aggiungere che il governo etiopico è “non solo impegnato, ma soprattutto campione nel rispetto delle leggi e non tollera in alcun modo la violenza sulle donne, soprattutto quando questa si manifesta sotto forma di stupro”.

La conferma delle violenze e degli stupri nella regione del Tigrai avviene in un momento di grave difficoltà per il governo guidato dal premier Abiy Ahmed, la cui capacità di controllo sulle operazioni militari sembra incontrare problemi soprattutto nella gestione delle milizie Amhara e, se confermata la presenza, di quelle eritree.

Due circostanze sono risultate di particolare interesse nel corso dell’ultima settimana nell’ambito della narrativa politica del governo etiopico. La prima ha riguardato l’ammissione da parte del premier Abiy Ahmed – in un’intervista rilasciata ad Africa Report – dello stato di grande difficoltà che caratterizza la regione del Tigrai. “Le sofferenze e le perdite che si sono verificate nonostante i nostri sforzi hanno generato molta angoscia” ha affermato il premier, mentre una componente del suo governo – il ministro Filsan Abdullahi Ahhmed – ha confermato specificamente la veridicità delle violenze e degli stupri.

Un’ammissione che giunge inaspettata, dopo ripetute smentite, e che sembra essere determinata dalla volontà di indicare le milizie Amhara e – probabilmente – le forze eritree come responsabili dei fatti.

Il secondo elemento di particolare rilevanza riguarda infatti proprio l’Eritrea, ed è connesso alla risposta che il governo di Addis Abeba ha trasmesso all’Unione Europea in merito all’accusa di aver provocato una catastrofe umanitaria e alla contestuale richiesta all’Eritrea d ritirare le proprie unità militari dal Tigrai.

La risposta dell’Etiopia alle accuse di Bruxelles ha fatto esclusivo riferimento alle accuse inerenti le violenze e la crisi umanitaria, rigettando ogni accusa di aver ostacolato l’ingresso delle organizzazioni internazionali, mentre è stata integralmente stralciata la questione relativa alla presenza delle truppe eritree.

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