La tensione politica ha raggiunto il culmine a Mogadiscio, canalizzando tutte le tensioni della Somalia in direzione della capitale.

Il governo ha cercato di impedire l’organizzazione di manifestazioni politiche pubbliche, adducendo un incremento sostanziale dei casi di Covid, e così facendo inasprendo ancor di più il pesante clima di tensione generatosi nel corso delle ultime settimane.

Il governo del presidente Farmajo, formalmente giunto al termine, non viene riconosciuto dalle forze di opposizione, che chiedono immediate elezioni. Al tempo stesso, il presidente ritiene che il ritardo nell’organizzazione delle nuove elezioni sia imputabile ad una pluralità di cause di forza maggiore, tra cui non ultima la diffusione della pandemia di Covid-19, ritenendo tuttavia al tempo stesso pienamente legittimato l’esecutivo sino a quando le nuove elezioni non decideranno la nuova composizione del Parlamento.

Il 19 febbraio, una marcia di protesta organizzata nella capitale per protestare contro il rinvio delle elezioni, è stata interrotta da un intenso scambio di colpi tra le forze di polizia e le guardie poste a sorveglianza della manifestazione stessa.

La sparatoria, seppur breve, è stata particolarmente intensa, lasciando un numero imprecisato di feriti sul terreno e inasprendo ancor di più le già gravi tensioni politiche locali, che rischiano adesso concretamente di sfociare in aperto conflitto.

Gli scontri del 19 febbraio erano stati preceduti da un intenso scambio di fuoco anche la notte precedente, con l’evidente scopo di scoraggiare i manifestanti dall’intraprendere la marcia dell’indomani.

L’ONU e l’Unione Africana invitano tutte le parti politiche della Somalia a riprendere la strada del dialogo, nella ricerca di una rapida soluzione per l’organizzazione del nuovo processo elettorale.

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